#CARAUNIONE

la lettera DEL GIORNO

"I pastori sardi: perché non costituirsi in Consorzio?"

Un lettore lombardo osserva quanto succede in Sardegna sulla questione "latte" e propone una (semplice) soluzione
pecorino sardo (foto l unione sarda)
Pecorino sardo (foto L'Unione Sarda)

"Cara Unione,

ho visto il problema dei pastori sardi, e trovo scandaloso che non si costituiscano in un consorzio loro, trasformando loro la materia prima, per immettere sul mercato un prodotto di altissima qualità a filiera corta stile 'Parmigiano Reggiano', togliendo dal mercato tutto quel latte, in modo tale da diminuirne l'offerta facendo quindi salire il prezzo.

Il prodotto troverebbe facilmente sbocco nella GDO e nei grandi negozi di gourmet anche con un investimento, il cui rischio sarebbe distribuito tra migliaia di allevatori, risultando quindi facilmente finanziabile da qualunque banca, persino Cassa Depositi e Prestiti.

È un sogno. Ma anche una soluzione.

Ieri è parso di capire che il vice premier Matteo Salvini voglia acquistare 67 quintali di pecorino a 44 milioni di euro: chissà cosa intende farsene. Forse lanciare un brand a filiera corta, sulla scia dei grandi marchi alimentari di origine sarda. Dobbiamo ammettere che quel pecorino è troppo per una persona sola, e lo sarebbe anche se volesse distribuirlo alla sua gente durante le feste della Lega. Non è che qualcuno vuole fare un'operazione all'insegna dell'antico detto: 'Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere'?".

Luca Scandroglio - Milano

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