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Osservatorio storico

La famiglia che misura la pioggia da cento anni

Storia dei Vasa e del pluviometro domestico
il capostipite nicola vasa con la sua famiglia
Il capostipite Nicola Vasa con la sua famiglia

E' sempre lì, in via Pasquale Paoli 13, da oltre 100 anni. Più di un secolo per il piccolo osservatorio meteorologico di Aggius, installato nel lontano 1919 nel terrazzo del palazzo di Nicola Vasa. Nei giorni scorsi, l'Organizzazione mondiale della Meteorologia, che ha sede a Ginevra, lo ha insignito del titolo di Osservatorio Storico Secolare. Sono 232 in tutto il mondo, 12 in Italia e 2 in Sardegna (l'altro è a Carloforte, nell'edificio che ospita l'Osservatorio astronomico). Ma questo di Aggius ha una particolarità: è l'unico in una casa privata. Il piccolo impianto "domestico", che nel corso degli anni è stato impreziosito di attrezzature sempre più sofisticate, ha misurato l'acqua piovana attraverso il pluviometro e registrato la quantità per oltre un secolo.

Nicola Vasa e il pluviometro di famiglia
Nicola Vasa e il pluviometro di famiglia

A trasmettere i dati aveva iniziato lo stesso Nicola Vasa, capostipite di una famiglia numerosa, poi aveva proseguito la figlia Caterina, quindi, l'incarico passato al nipote Nicola - che, da tradizione, ha preso il nome del nonno. Nicola junior, designer di 60 anni, studi liceali e laurea all'Accademia delle Belle Arti di Roma, lavora a Tempio ma vive nello storico palazzo aggese, e non ha pensato nemmeno per un attimo di interrompere la singolare attività.

"Non avrei potuto - sorride Nicola - è parte della storia della mia famiglia. Mi sento obbligato e onorato nello stesso tempo". La comunicazione del riconoscimento, l'OMM l'ha inviata all'Arpas e da qui a Vasa che ha informato subito il Comune. Il sindaco di Aggius, Nicola Muzzu, ha cercato di pubblicizzare la notizia inserendo la nota ufficiale nel sito istituzionale dell'amministrazione municipale e commentando: "Sono 100 anni, infatti, che la famiglia Vasa si dedica con pazienza e dedizione a trasmettere i dati rilevati dal pluviometro posto sul terrazzo della loro bella casa. Con stupore abbiamo appreso questa notizia proprio da Nicola e la condividiamo con tutti voi certi che questa sorpresa susciti in tutti lo stesso fascino che ha provocato in noi".

L'impianto per registrare e misurare le acque piovane
L'impianto per registrare e misurare le acque piovane

Il piccolo osservatorio è stato censito dall'Arpas e riconosciuto dall'OMM quale "prezioso patrimonio storico e scientifico". "E' lontano il momento in cui nonno acconsentì all'installazione di quello strano aggeggio sul suo terrazzo, allora il più alto del paese - racconta Nicola Vasa - un treppiede di metallo con un secchio di raccolta, un rubinetto e tre misure da litro, mezzo litro e decilitro. Era un pluviometro e doveva misurare ogni giorno le precipitazioni piovose in una delle prime stazioni meteorologiche della Sardegna".

Ma il riconoscimento dell'OMM non sarebbe arrivato se non fosse stato per l'importante lavoro di Alessandro Delitala, funzionario dell'Arpas (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente). "In realtà - puntualizza - è stata l'OMM a decidere di valorizzare i siti che rivestono una certa importanza per il clima. Come condizione per partecipare occorreva che il sito fosse in funzione da almeno 100 anni e non fosse mai stato spostato. Altro requisito era che l'eventuale trasmissione dei dati non fosse stata interrotta per oltre il 10% del periodo. Quello di Aggius rispondeva a tutte le caratteristiche richieste. Sapevamo della continuità, garantita da generazioni di osservatori".

Insomma, il pluviometro dei Vasa è risultato rappresentativo più di altri disseminati in tutta Italia e nella stessa Sardegna. "Ce n'erano centinaia - sottolinea Delitala - e all'inizio l'acqua si raccoglieva a mano. Poi sono arrivati i pluviografi e i termometri, che hanno consentito di avere una visione generale sul tempo e sui suoi cambiamenti. I termometri sono stati eliminati nel 2012, un peccato, a mio avviso, perché si è interrotta una lunga serie di misurazioni". Sopra il portone del palazzo di via Paoli sono visibili le lettere NV in ferro battuto, nell'androne, la scritta SERVABO - in latino, conserverò. E la storia conferma: tutto è stato mantenuto, conservato. "E migliorato - sottolinea ancora Nicola - altrimenti non sarebbe servita a niente la disponibilità di mio nonno e la sua capacità di guardare avanti". Già, perché il certificato dell'Organizzazione mondiale della Meteorologia non è arrivato qui per caso. "L'acqua viene sempre misurata e registrata e poi scorre e si disperde, ma non è mai la stessa. E' come il tempo passato: non torna più. Rimaniamo noi, a vivere, ricordare e misurare sempre, ma non possiamo fermare il tempo, e nemmeno l'acqua".

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