Una proposta di legge contro l’allevamento di polpi e tonni
Per produrre 3000 tonnellate di polpo servono 28 mila tonnellate di pesce selvatico. Per un chilo di tonno 16 chili di pesce selvatico. Gli allevamenti avrebbero effetti devastanti sull’ambiente.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Allevare i polpi? Perché? Al mondo non ci sono allevamenti di polpi, eppure ci sono molti paesi che vorrebbero metterli in piedi. Le ragioni sono molteplici. C’è una forte richiesta di mercato e i profitti fanno gola. In Spagna ci hanno provato per anni e solo nei mesi scorsi il progetto è stato bloccato. La multinazionale Nueva Pescanova voleva costringere in gabbia un milione di animali. La spinta di Compassion in world farming, ma soprattutto di tanti cittadini ha convinto l’Autorità portuale iberica di Las Palmas a bloccare tutto. Il piano prevedeva di produrre circa 3.000 tonnellate di carne di polpo all'anno (contando su 1 milione di esemplari.
Animali intelligenti
Le criticità sono elevate soprattutto a livello etico. I polpi sono animali solitari e molto intelligenti. In cattività e in presenza di un’alta densità di popolazione soffrono di forte stress che porta a episodi di cannibalismo e autolesionismo. Ma i malefici per l’ambiente sono legati anche all’impatto ambientale: l’allevamento intensivo di polpi richiede grandi quantità di proteine provenienti da pesce pescato in natura. È stato calcolato che per produrre 3000 tonnellate di polpo servono 28 mila tonnellate di pesce selvatico. In Europa il quadro normativo è lacunoso. Non esistono leggi specifiche tuttavia sembra crescere la spinta per vietare questa pratica.
La proposta
Nei giorni scorsi l’argomento è stato sollevato in Italia anche da una proposta di legge depositata da Alleanza Verdi-Sinistra che ha la finalità di proteggere i mari italiani (e non solo) e la loro biodiversità. Sostiene il divieto preventivo agli allevamenti di polpo e il divieto agli allevamenti di tonno rosso, in forte crescita nel Mediterraneo e una moratoria sull’introduzione di nuove specie carnivore e sull’espansione dell’acquacoltura carnivora già esistente.
Se non ci sono al mondo allevamenti di polpo, quello suoi tonni è un discorso complicato perché gli allevamenti, che null’altro sono se non impianti di ingrasso, crescono ad un ritmo vertiginoso. Secondo i dati di Iccat (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas), in Italia sono 13, ma sono più di 120 nel Mediterraneo, con Malta capofila. La percentuale maggiore della carne viene esportata in Giappone. Come possano vivere i tonni in questo tipo di allevamento è abbastanza chiaro. I giovani tonni selvatici vengono catturati e rinchiusi nelle gabbie posizionate in mare, fatti ingrassare in pochi mesi per renderli “vendibili” sul mercato. Il loro stato di conservazione, dopo una ripresa nei decenni scorsi grazie a politiche restrittive, è di nuovo sotto osservazione proprio a causa dell’acquacoltura.
Ora Avs, grazie al supporto di Ciwf talia, ha presentato la proposta di martedì 13 ottobre, con l’onorevole Devis Dori, la direttrice dell’associazione Annamaria Pisapia, il biologo marino Andrea Spinelli e il documentarista Marco Spinelli. «Gli animali hanno il diritto di vivere una vita degna di essere vissuta – dice Pisapia – e gli allevamenti intensivi non garantiscono questo diritto. Succede per miliardi di animali ogni anno».
I rischi dell’acquacoltura
Oltre al benessere degli animali, gli «impatti sono devastanti per il Pianeta, per via soprattutto delle emissioni e dell’inquinamento delle acque, e per la salute umana». Nel caso dell’acquacoltura carnivora, c’è un elemento specifico: «Polpi e tonni richiedono una grandissima quantità di altri animali di cui nutrirsi, e ciò provoca lo spopolamento dei mari». La stima è che per ottenere un chilo di tonno, servono fino a 16 chili di pesce selvatico (per lo più sardine, acciughe e sgombri).
Per quanto riguarda i polpi «è una nostra lotta-bandiera, che vuole dimostrare come l’uomo non possa piegare la natura per il proprio tornaconto personale», continua Pisapia. Una proposta che vuole anche difendere storiche tradizioni rispettose del ciclo naturale dei pesci come la tonnara. Il lavoro dei nostri pescatori verrebbe umiliato dai prezzi irrisori dei tonni allevati. Per non parlare dei polpi.
