C’è una data che, secondo Priamo Farris, insegnante di filosofia e libero ricercatore, dovrebbe comparire in ogni manuale di storia e che invece nei banchi di scuola resta quasi sempre in ombra: il 1324. È l’anno in cui nasce il Regno di Sardegna e Corsica, e per il docente di Ussana con la passione per la storia e la lingua sarda, è anche il punto di partenza della storia di quello che oggi chiamiamo Stato italiano. È la tesi, dirompente e rigorosa, al centro del suo nuovo volume, “Lo Stato Sardo dal Regno di Sardegna e Corsica alla Repubblica Italiana. Storia e Società nella Statualità (1324-1946)”.

Non è un’opera nata a tavolino. Il libro, spiega l’autore, nasce da una forte passione per la ricerca e da una rigorosa deontologia professionale, con un obiettivo preciso: colmare un vuoto nella storiografia ufficiale e nella didattica scolastica. Alla base c’è un interrogativo che Farris definisce amaro e pedagogico: perché la storia di Sardegna è spesso assente o marginale nelle aule? E perché i manuali non mettono in evidenza che l’origine dello Stato chiamato italiano affonda le sue radici nell’Isola?

Il metodo: prima i “contenenti”, poi i “contenuti”

Per rispondere, Farris adotta la Dottrina della Statualità del professor Francesco Cesare Casula, sostenuta dalle riflessioni dei più illustri costituzionalisti del Novecento, come Giorgio Balladore Pallieri. È un metodo che capovolge l’impostazione tradizionale: si guardano prima i “contenenti”, cioè lo Stato, e solo dopo i “contenuti”, cioè società, economia e istituzioni.

Il risultato è il racconto di un’entità politica che nasce nel 1324 con i Catalano-Aragonesi come Regno di Sardegna e Corsica, in regime paritario, e che nel tempo si trasforma fino a diventare l’odierna Repubblica Italiana, senza mai perdere la propria continuità statuale. Non una serie di fratture e di nuovi inizi, dunque, ma un filo ininterrotto che attraversa sei secoli.

L’autore indica anche il bersaglio della sua critica: un’impostazione centralizzante e accademica che, a suo giudizio, ha spesso occultato la specificità statuale sarda. A questa contrappone un approccio olistico, diacronico e sincronico, capace di tenere insieme storia sociale e storia istituzionale.

Un lavoro d’archivio, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

Il volume è il frutto di un imponente lavoro di spoglio documentale condotto negli Archivi di Stato di Cagliari e Torino, nell’Archivio della Corona d’Aragona a Barcellona e in importanti istituzioni estere e nazionali, tra cui il Senato e la Presidenza della Repubblica. Una novità metodologica non da poco: per la traduzione integrale dei documenti originali in latino, catalano, spagnolo e francese, Farris si è avvalso anche dell’intelligenza artificiale.

Sette capitoli, sei secoli

L’opera si snoda in sette capitoli, che accompagnano il lettore dalla nascita dello Stato fino alla Repubblica.

Si parte dal 1297, con l’Atto d’infeudazione di Bonifacio VIII, e dalla conquista del 1324. Il libro analizza poi le istituzioni del Regno, a cominciare dal Parlamento, le guerre contro i giudicati e l’Arborea, fino all’avvento della Reale Udienza e del sistema spagnolo nel XVI e XVII secolo.

Segue l’era sardo-sabauda e lo “Stato Composto”: il passaggio ai Savoia nel 1720, il Trattato di Londra, le riforme del ministro Giambattista Bogino, il banditismo, la resistenza agli attacchi francesi e i Moti del 28 aprile 1794. Si arriva quindi a Carlo Felice e a Carlo Alberto, con la promulgazione dello Statuto Albertino nel 1848 e la cosiddetta “Fusione Perfetta”.

Il percorso prosegue con l’Unità d’Italia e il Novecento: il cambio di nome in Regno d’Italia nel 1861, le problematiche post-unitarie, l’emigrazione, il colonialismo nel Corno d’Africa e il tragico banco di prova della Prima guerra mondiale, con l’eroica epopea della Brigata Sassari.

Chiudono il volume l’analisi del fascismo, il dramma della Seconda guerra mondiale e il passaggio alla democrazia attraverso la Consulta Sarda. Poi il Referendum istituzionale del 2 giugno 1946, con la scelta epocale tra monarchia e repubblica e il voto delle donne, fino alla nascita della Regione Autonoma della Sardegna.

Un “manifesto civile”

Corredato da carte geopolitiche e da un’attenta disamina dei passaggi costituzionali e istituzionali più dibattuti, il libro non si rivolge soltanto a studiosi e appassionati. Nelle intenzioni di Farris è un vero e proprio manifesto civile. Il saggio invita infatti a superare la confusione tra la nazione geografica e lo Stato effettivo, e lo fa con una formula che riassume l’intero impianto dell’opera. I Sardi, scrive l’autore, sono «Cittadini italiani di Sardegna per Costituzione e Legge; Sardi d’Italia e Sardi di Sardegna per Storia, Lingua, Nazione, Cultura, Intelletto e Sentimento».

Una definizione che tiene insieme due appartenenze senza metterle in conflitto: quella giuridica e costituzionale, da un lato, e quella storica, linguistica e culturale, dall’altro.

L’ambizione finale, dichiarata, è quella di restituire alle giovani generazioni gli strumenti critici necessari a comprendere il passato e a tutelare, valorizzare e promuovere l’Identità della Sardegna nel contesto statuale italiano ed europeo. Che si condivida o meno la lettura proposta, il libro di Priamo Farris ha il merito di riaprire una questione che la scuola ha troppo spesso lasciato ai margini: da dove viene lo Stato in cui viviamo, e quale posto ha avuto la Sardegna nel costruirlo.

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