L’arte sulla pelle è diventata un business fiorente: nell’Isola tatuatori quadruplicati in 10 anni
In Sardegna la crescita più alta d’Italia per un fenomeno che ormai non ha più confini anagrafici o di ceto socialePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un’ancora sul braccio, un teschio sulla spalla o un incomprensibile ideogramma giapponese sul polpaccio. Un tempo i tatuaggi erano spesso marchio indelebile sulla pelle di marinai, motociclisti o ribelli, oggi invece non sono più soltanto una scelta estetica o una forma di espressione personale, sono anche un settore imprenditoriale in forte espansione. In meno di dieci anni, in Italia le attività dedicate a tatuaggi e piercing sono passate da 3.695 a 9.614, con 5.919 imprese in più e un incremento del 160%. A fotografare il fenomeno è l’analisi di Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese, che mette a confronto giugno 2017 e giugno 2026. Il dato più significativo arriva dalla Sardegna, prima regione italiana per crescita percentuale.
Record
Nell’Isola le imprese del comparto sono salite da 45 a 177: 132 attività in più, pari a un balzo del 293%. Una progressione che colloca la Sardegna davanti a Puglia (+245%), Sicilia (+243%) e Campania (+223%), confermando una dinamica particolarmente vivace nel Mezzogiorno. Il primato riguarda la velocità di crescita, non il numero assoluto di imprese: sotto questo profilo la Lombardia resta nettamente in testa, con 1.873 attività, seguita da Lazio (983), Veneto (909), Piemonte (856) e Toscana (852).
Anche la geografia provinciale racconta l’espansione del settore sardo. Cagliari conta 81 imprese, contro le 19 registrate nel 2017: un aumento di 62 attività. Sassari arriva a 59, dalle 17 di nove anni prima, con 42 imprese in più. Nelle altre province i numeri sono più contenuti, ma il segno è comunque positivo: Nuoro passa da 5 a 25 attività, mentre Oristano cresce da 4 a 12. I dati mostrano quindi una diffusione che non si limita al principale centro urbano, pur con concentrazioni diverse sul territorio.
Territori
A livello nazionale, la capitale è il comune con il maggior numero di imprese: Roma ne conta 440, rispetto alle 176 del 2017. Seguono Torino con 296 e Milano con 180; più indietro Firenze (137), Bologna (108) e Genova (95). La graduatoria cambia, però, se si considera la crescita percentuale: tra le dieci città con più attività, il balzo più forte è quello di Bari, passata da 10 a 74 imprese (+640%). Brescia arriva a 71 (+273,7%), Verona a 72 (+242,9%) e Genova a 95 (+239,3%). Tutte le città della Top 10 registrano comunque un aumento rispetto al 2017.
Il rapporto restituisce anche il profilo di chi sceglie di fare impresa in questo ambito. Al 30 giugno 2026 le imprese femminili sono 4.334, pari al 45,1% del totale: quasi una su due. Quelle giovanili raggiungono quota 3.752, il 39% delle attività censite. In Sardegna le imprese femminili sono 78, il 44,1% del totale regionale, mentre quelle guidate da under 35 sono 56, pari al 31,6%.
Cambia, intanto, l’età dei titolari delle imprese individuali. Gli under 30 rappresentavano il 25,5% nel 2017 e oggi sono il 18,1%. Al contrario, gli over 50 sono passati dal 4,5% al 10,7%. La fascia tra i 30 e i 50 anni rimane la più ampia e sostanzialmente stabile: dal 70% al 71,2%. Il settore, insomma, continua ad attrarre nuovi operatori, ma la sua base imprenditoriale appare meno concentrata tra i più giovani e più presente nelle fasce d’età centrali e mature.
Business
I numeri misurano una trasformazione: nel Paese tatuaggi e piercing hanno consolidato la propria dimensione economica, con una crescita che coinvolge ogni regione e una presenza femminile rilevante. La Sardegna spicca per intensità dell’aumento, partendo nel 2017 da una base numericamente ridotta. Il rapporto non spiega le cause del boom né misura fatturato, occupazione o sopravvivenza delle singole attività: documenta però con chiarezza l’allargamento della rete imprenditoriale, passata in meno di un decennio a quasi diecimila imprese.
L’espansione è generalizzata: tutte le regioni hanno più imprese rispetto al 2017. In termini percentuali crescono anche Veneto (+199%), Liguria (+183%) e Marche (+179%), mentre la Valle d’Aosta registra l’incremento più contenuto (+82%). Il quadro suggerisce che il fenomeno non sia circoscritto a poche grandi città, ma attraversi territori e mercati locali diversi.
