Bambini con un sacco bianco sulle spalle corrono tra le vecchie strade di Orgosolo per rinnovare il rito irresistibile di "Sa candelaria". Donne stendono la sfoglia del pane carasau, sempre lì, in Barbagia, oppure sistemano i tappi di sughero a Calangianus, o tessono al telaio a Irgoli e Dorgali. Uomini dominano la scena, a cavallo il giorno della festa dell'Assunta, oppure ai margini delle strade a intrecciare chiacchiere, sguardi e silenzi. Tra scorci di quotidianità in bianco e nero ognuno, che sia bambino o adulto, ha una dignità piena di luce. E' la Sardegna di Lisetta Carmi, grande fotografa che ama guardare in faccia le persone. Nei suoi intensi percorsi internazionali che l'hanno portata in America Latina, in India, in Afghanistan, in Nepal, è approdata anche a Orgosolo, tappa di tanti viaggi tra il 1962 e il 1976. A portarla lì i racconti di un'altra donna, la scrittrice nuorese Maria Giacobbe.

Sull'onda emotiva della sua narrazione, Lisetta Carmi raccoglie centinaia di scatti che rivivono ora nella mostra "Voci allegre nel buio", proposta dal museo Man di Nuoro. Una rassegna antologica ampia, dove c'è la Sardegna d'un tempo, compresi i cantieri di avvio della Costa Smeralda, ma scorre anche tanto altro: dagli operai del porto ai travestiti di Genova, la sua città. Lei, che il 15 febbraio ha compiuto 97 anni, vive da tempo a Cisternino in Puglia, nella comunità dell'ashram Bhole Baba dove si è dedicata alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro spirituale Babaji, conosciuto nel 1976 in India. "In Sardegna sono stata varie volte. Ci sono tornata per "amore" e le mie fotografie lo dimostrano. A Orgosolo ho ancora tanti amici, persone speciali, con le quali ancora oggi - dopo tanti anni - ci sentiamo e amiamo", ricorda Lisetta Carmi.

Il legame forte le ha consentito di guardare con occhi sensibili e familiarità alla Sardegna. "Ho fotografato per capire", aggiunge a proposito della sua arte. Prima aveva fatto altre scelte. Nata nel 1924 in una famiglia borghese di origine ebraica, nel 1938, a causa delle leggi razziali, si rifugia in Svizzera. Nel 1945 torna in Italia e si diploma al conservatorio. Una carriera da pianista classica tra concerti in Italia e all'estero. Nel 1960 la scoperta folgorante della fotografia. L'arte dell'immagine la conquista al punto da smettere con la musica. Va a cercare il mondo del lavoro, quello degli ultimi. Racconta la metropolitana di Parigi, la comunità dei travestiti nell'antico ghetto ebraico di Genova. Resta affascinata dai testi di Maria Giacobbe pubblicati negli anni Cinquanta dalla rivista Il Mondo. C'è la sua esperienza di insegnante elementare a Orgosolo, poi raccolta nel libro di successo "Diario di una maestrina". Lisetta Carmi resta colpita soprattutto dalla storia di un alunno, Giovanni Piras. Nel 1962 decide di scoprire con i suoi occhi i bambini di Orgosolo. Contatta la famiglia Piras che le apre le porte. Inizia un'amicizia che continua ancora oggi. Lei resta affascinata da un'Isola che le appare povera e inesplorata. A Orgosolo si affaccia con l'immancabile macchina fotografica, tanta curiosità e altrettanto garbo. I suoi scatti si fanno largo tra sguardi di uomini e di donne, in gruppo o solitari, che non si sottraggono. L'empatia è evidente. "Ho sempre ammirato dei sardi la coscienza che hanno di essere un popolo speciale, con una fierezza e un senso morale assoluti", ricorda.

Il primo soggiorno di Lisetta Carmi a Orgosolo coincide con un conflitto a fuoco nelle campagne di Urgurui in cui viene ucciso il carabiniere a cavallo Carmelo Natoli Scialli. E' il 21 dicembre 1962. Il funerale, nella cattedrale di Santa Maria della Neve a Nuoro, è un'immagine tanto emblematica da finire nella locandina della mostra del Man. Molti uomini sul sagrato, dove irrompe un bambino con lo sguardo incuriosito verso la macchina fotografica. I bimbi sono presenze irresistibili per Lisetta Carmi che, sempre a Orgosolo, coglie le corse di fine anno per rinnovare la tradizione di "Sa candelaria" e raccogliere i doni offerti in case basse e viottoli stretti. Balzi d'entusiasmo che ispirano il titolo della mostra: le voci allegre nel buio, secondo le parole annotate dalla Carmi.

La trama dei suoi interessi si allarga dalla Sardegna rurale e dal lavoro delle donne alla nascita della Costa Smeralda con le sue contraddizioni. Documenta l'avvio di Porto Cervo, i cantieri aperti con il nome dell'architetto Luigi Vietti come direttore dei lavori. Spiega Luigi Fassi, direttore del Man e curatore della mostra assieme a Giovanni Battista Martini: "Le foto della costruzione di Cala Volpe a Porto Cervo rilevano lo stridente scarto sociale che si crea tra i paesi dell'interno, come Orgosolo, e il nuovo progetto residenziale, fatto di portici, pontili sul mare e turisti d'elezione tra cui riconosciamo nitidamente in primo piano i giovanissimi Alberto e Carolina Grimaldi di Monaco, lì in vacanza nel 1964. Tale contesto, che nelle intenzioni progettuali dei committenti vorrebbe ricalcare l'architettura e gli ambienti rurali della tradizione sarda, agli occhi di Carmi appare uno scenario grottesco e inaccettabile, respinto nelle sue parole come assurdo e irrazionale".

Nel 1976 Lisetta Carmi torna in Sardegna perché l'azienda siderurgica Dalmine vuole realizzare un volume sull'acqua che, però, non giunge a compimento mentre vede la luce quello dedicato alla Sicilia con le sue foto e i testi di Leonardo Sciascia. Lei documenta laghi e fiumi tra scenari naturali e le trasformazioni impresse dall'uomo: la valle del Flumendosa, il Cedrino, il Tirso, il Temo, le fonti di Su Gologone, l'Omodeo e il Coghinas, la diga di Posada. Sono foto inedite che completano un viaggio imperdibile tra Barbagia, Baronia e Gallura, capace di rigenerare ricordi ed emozioni, mostrare una società in evoluzione tra marginalità e nuove prospettive di sviluppo. La mostra resta aperta al Man fino al 13 giugno. E' accompagnata da un catalogo edito da Marsilio con saggi di Etienne Bernard, Nicoletta Leonardi, Giovanni Battista Martini e Luigi Fassi.
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