Senza stadio e senza sito. Dopo essere stata sfrattata dal Bruno Nespoli, trovato dall’amministrazione comunale in stato di totale abbandono, da cui la richiesta del sindaco Settimo Nizzi della restituzione delle chiavi, l’Olbia sparisce anche dal web.

Cliccando su olbiacalcio.com compare il messaggio (tradotto dall’inglese) “Questo dominio è scaduto. Se sei il proprietario, contatta il tuo fornitore di servizi di registrazione per ricevere assistenza”. Considerato che fino a qualche giorno fa il sito era accessibile, il dominio dev’essere scaduto nell’ultima settimana di maggio, ed, evidentemente, nessuno si è preso la briga di rinnovarlo, almeno fino a questa mattina.

Non esattamente un buon segno, che unito al fatto di aver perso il Nespoli senza batter ciglio, per non aver rispettato gli accordi in termini di manutenzione della struttura, lascia intendere che la crisi dell’Olbia Calcio sia più seria di quanto non si dica. Dal termine della stagione, chiusa il 10 maggio con la retrocessione ai playout in Eccellenza, le uniche dichiarazioni le ha rilasciate il direttore tecnico dei bianchi Ninni Corda, parlando di ripescaggio in Serie D, trattative con potenziali nuovi investitori e ristrutturazione del debito.

Da allora, però, l’Olbia è letteralmente sparita dai radar, e non è dato sapere che intenzioni abbia la Prosoccer, che a gennaio, con un acconto di 50mila euro, si è impegnata ad acquistare il club a rate dalla SwissPro.

Tra le altre cose, entro il 30 giugno dovrà essere versata agli svizzeri una prima tranche di 125mila euro, altrimenti la Prosoccer dovrà pagare entro 15 giorni l’intera cifra che rimane per perfezionare il passaggio di proprietà, pari a 650mila euro. Pena: perdere ogni diritto sull’Olbia Calcio, che tornerebbe alla SwissPro.

Da lì al fallimento il passo potrebbe essere davvero breve, complici i debiti e le cause legali in arrivo da ex dipendenti, tesserati e fornitori nel tentativo di recuperare i loro soldi, e l’impossibilità di programmare, a luglio inoltrato, la stagione 2026/27.

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