Time in Jazz, account Instagram disattivato. L’ira degli organizzatori: «Pronti al ricorso»
«Cancellati senza una chiara motivazione 9 anni di storia e contenuti sulla piattaforma»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Time in Jazz apre un nuovo account Instagram per compensare momentaneamente la disattivazione permanente del profilo storico. Cliccando su Time In Jazz, la pagina non è, in effetti, disponibile, un problema di non poco conto quando all’inizio della 39ª edizione della manifestazione manca esattamente un mese.
«Con un colpo di spugna, anzi, un clic sul tasto reset, è stata cancellata una storia di 9 anni sulla piattaforma Instagram e la conseguente narrazione di passato, presente e futuro di un festival lungo 39 anni», rimarca l’organizzazione attraverso un comunicato diffuso in giornata. «Non sappiamo cosa sia potuto accadere, perché nulla ci è dato sapere. Il nostro account Instagram è stato sospeso per violazioni degli standard della community, ma è piuttosto scontato evidenziare come nessuno dei contenuti pubblicati possa essere incorso in tali restrizioni. Da giorni – si legge ancora nella nota stampa – riceviamo da Meta AI – e quindi da un sistema che non prevede alcuna interazione con una persona fisica – un ciclo infinito di motivazioni assolutamente sterili e senza fondamento, che non aiutano a risolvere in alcun modo il problema».
Nell’attesa, è stato aperto l’account Instagram @timeinjazz2026. «Rimanere immobili in balia degli eventi non fa parte del nostro DNA», spiega l’organizzazione. «Il nostro obiettivo è duplice. Da un lato, ovviamente, capire cosa è accaduto, perché Meta AI ha bloccato il nostro canale e rientrare immediatamente in possesso di tutti i contenuti postati in oltre 8 anni di attività. Il secondo, anche attraverso l’eventuale attivazione di un procedimento legale in ambito comunitario, impegnarci per riequilibrare il rapporto tra utenti e fornitori delle piattaforme social».
La presa di posizione di Time in Jazz è netta è decisa. Il comunicato chiude, infatti, con queste parole: «Siamo consapevoli che nel caso specifico i nostri interlocutori sono aziende multinazionali con grandi interessi, ma non possiamo e non vogliamo piegare la testa di fronte a soprusi che, come abbiamo avuto modo di riscontrare in questi giorni, stanno riguardando sempre più soggetti privati o associazioni creando ingenti danni economici a seguito di improvvise e immotivate disattivazioni di account».
