Ondeggia, scalcia, suda e si prende tutto: palco e applausi. E poi si piega sulle gambe, sfila il cappello con la piuma e poi va di lato, indietro, e muove il bacino. Quattro minuti dopo le 23, Fantastic Negrito appare sul palco del Lazzaretto: «Arrivederci, buonasera, grazie gente di Sardegna». E di nuovo applausi e urla. Ed è fantastico davvero, questo americano che porta in Sardegna tre Grammy awards e la potenza di un blues che sotto la luna cagliaritana riesce a far cantare e muovere anche le stelle. Si muove lui, e non si risparmia. Si muovono tutti. È voce, musica e potenza. Fantastico! Con l’alone un po' mistico e le zaffate di marijuana che fanno coreografia e si fondono con il fumo finto.

Lui, Negrito, che ha più mimica dei mimi, è spettacolo nello spettacolo. Pantaloni bianchi e neri, a righe, verticali, casacca a rombi, una collana bianca stile etnico e quel cappello con la piuma grande che fa da sola personaggio e un po' alpino. E quando lo toglie escono fuori le treccine. È blues, contemporaneo, all’ennesima potenza. Ma è anche altro. È fantastico, Fantastic Negrito, che canta, suona, recita e si prende tutto come possono fare soltanto i grandi. Quelli che si portano sulle spalle tre Grammy con disinvoltura e se li senti capisci il perché. E poi prende pure l’asta del microfono, s'inchina all’indietro, si passa la mano sul corpo, si piega, scalcia e suda.

"Happy birthday to you, happy birthday to you happy birthday Sardegna...”. E si festeggia ugualmente, anche se non è il compleanno di nessuno; almeno c'è il maestralino che rinfresca. A scaldare ci pensa lui, con la chitarra verde speranza e la giovane donna in prima fila che si agita e dimena, "Fantastico" grida una voce maschile dal pubblico. "Fantastico", ripete un altro, tipo eco. Effetto stereo, musica a palla sparata dai cassoni che amplificano la potenza del tutto. Va alla tastiera, suda ancora e poi bluffa. «Grazie mille a tutti, arrivederci».

Esce di scena a mezzanotte, come nella favola di Cenerentola. Lo acclamano, lo rivogliono. Mezzo minuto dopo rientra - con entrambe le scarpe e senza carrozza - e riprende lo spettacolo. The show must go on. Centinaia di occhi e mani vanno a ritmo di blues, quello contemporaneo, che è anche rock, soul, ed è così fantastico e coinvolgente che sembrano ballare persino i palazzoni alti di Sant'Elia che bucano il cielo, e in mezzo c'è la Luna. Quella del cielo cagliaritano, con le stelle che se le guardi con attenzione sembrano pure più accese. Sotto c'e Negrito: «La gente di Sardegna è very nice». Tira fuori il cellulare e fa un paio di selfie; un paio alla sarda. Fantastico, lo spettacolo è Negrito.

Sara Marci

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