Un vero e proprio pugno nello stomaco il monologo di Roberto Saviano andato in onda ieri sera a "Che tempo che fa". Un intervento, trasmesso dopo le 22.30 e con numerosi accorgimenti per via delle immagini strazianti che l'hanno accompagnato, ritenuto "doloroso ma necessario", per mantenere viva l'attenzione e sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma senza fine della guerra in Siria.

"Ghouta è la terra dei bambini – spiega Saviano - e sapete perché? Perché dei circa 400mila abitanti, la metà sono bambini. Assad sta insediando quest'area da 5 anni: è l'assedio militare più lungo della storia moderna, ancora più lungo di Sarajevo. E la tattica è sempre la stessa: prima accerchia tutta la zona, poi la isola, poi la affama e poi la bombarda. Da oltre un mese l’aviazione di Assad sostenuta da quella russa sta bombardando a tappeto, e chi cade prima di tutti? Cadono i bambini".

"Ci sono famiglie da giorni rinchiuse negli scantinati per via delle bombe – ha quindi aggiunto Saviano -, neonati che respirano quell'aria viziata, ragazzi che dormono rannicchiati e mai stesi".

Commozione anche da parte del conduttore, Fabio Fazio, che ha annunciato di essersi interrogato molto se fosse il caso di mostrare immagini così crude e di aver deciso che fosse giusto e necessario: "Noi della Siria abbiamo un'idea vaga – ha spiegato - noi vediamo tutto nel mondo di oggi, tranne quello che non vogliamo vedere e sentire. Questo è quello che accade a sole due ore di aereo da Roma".

Saviano ha quindi parlato delle bombe chimiche, proibite da cento anni, che ogni giorno vengono sganciate su questi territori. E ha mostrato gli effetti di questi ordigni sui civili, e sui bambini. Bimbi nascosti come topi nei rifugi, affamati, assetati, e bimbi morti e trucidati senza pietà alcuna. Ha poi spiegato le forze in gioco, le tattiche, i risultati di una guerra che sembra lasciare l'Occidente in un'apparente, almeno per il momento, indifferenza.

Muhamma Najem, in una delle foto postate sul suo profilo Instagram

Il servizio è stato salutato da migliaia di messaggi di ringraziamento sui social. Molti indirizzati al 14enne Muhammad Najem, un ragazzino siriano raccontato da Saviano e che ogni giorno, con i suoi video e le sue foto, racconta quanto accade laddove ai reporter internazionali non è permesso andare.

(Unioneonline/v.l.)
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