“The Running Man”: Edgar Wright svela il perché delle differenze tra il finale del film e quelle del libro
Con un incasso totale di appena 40 milioni di dollari, il film non è riuscito a coprire i costi di produzione: deludente il riscontro al botteghino e crollo delle affluenze in salaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Uno degli appuntamenti di fine 2025 che hanno maggiormente impressionato il pubblico di intenditori è stato senz’altro “The Running Man”, l’ultimo adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King diretto da Edgar Wright e reboot del cult degli anni ‘80 “L’implacabile”, con protagonista Arnold Schwarzenegger. Una produzione che, nello scorso anno, si è allineata a un trend enormemente positivo per le pellicole tratte dalle opere dello scrittore, come dimostrato anche dal toccante “The Life of Chuck” di Mike Flanagan e dalla serie televisiva targata HBO “It: Welcome to Derry”.
Pur avendo ricevuto in prima battuta impressioni positive da parte della critica, specie per l’accuratezza nella trasposizione e per l’alta qualità delle scene d’azione, “The Running Man” ha dovuto purtroppo scontrarsi con un deludente riscontro al botteghino, dopo un esordio non proprio esaltante e, soprattutto, un crollo delle affluenze in sala che ha superato il 70% già dopo la seconda settimana.
Con un incasso totale di appena 40 milioni di dollari, il film non è riuscito a coprire i costi di produzione, attestati intorno ai 110 milioni. Le perdite per la Paramount sembrano però esser state ancora superiori, se si considerano le spese sostenute per la campagna marketing. Il motivo di questo insuccesso, tuttavia, pare dipendere proprio dalle scelte commerciali, dimostratesi incapaci di attirare un interesse sufficiente da parte del pubblico. A queste ragioni si sono aggiunti i successivi pareri della stampa, decisamente più tiepidi rispetto ai riscontri iniziali, che hanno inevitabilmente inciso sul quadro complessivo.
Orgoglioso e soddisfatto del lavoro compiuto, aldilà degli esiti di mercato, Edgar Wright è tornato a parlare del film in una recente intervista a Comigsoon, soffermandosi in particolare sulla scelta di inserire un finale diverso rispetto a quello del libro. Ha dichiarato in proposito: “Non abbiamo mai avuto intenzione di portare sul grande schermo l'epilogo del libro. E direi che c'è, ovviamente, un parallelo con il mondo reale che è diventato realtà dopo che è stato pubblicato, e quindi penso che sarebbe stato piuttosto di cattivo gusto realizzare il finale del romanzo. Penso per ovvi motivi”.
Entrando più nello specifico, ha aggiunto: “Sapevamo fin dall'inizio, ancora prima di iniziare il lavoro sul trattamento, che non lo avremmo fatto. E l'idea era di compiere delle allusioni sul fatto che si tratta di qualcosa per cui lo incastreranno. Non voglio svelare troppo parlando di come finiscono il libro o il film, ma non avremmo avuto lo stesso fuoco, ma forse avremmo potuto mantenere la stessa scintilla della rivoluzione. Quella era l'idea. Si tratta di qualcosa che mantiene lo stesso elemento legato alla vendetta, ma ha inoltre una sfumatura più speranzosa, come l'inizio di un nuovo movimento”.
E, accennando alla reazione di King dopo aver assistito a un finale diverso, ha continuato: “Onestamente, Stephen King doveva in un certo senso approvare l'adattamento e ha realmente apprezzato il fatto che l'avessimo cambiato, perché penso che non si aspettasse nemmeno lui che mettessimo nel film il finale del libro, ed era felice che non lo avessimo fatto”.
Sulla libertà di attenersi scrupolosamente al finale originale o di proporne uno alternativo, ha poi commentato: “Trovo divertente che alle volte le persone dicano: perché non rispettate il finale del libro? Ma in realtà io stavo pensando: beh, penso sia piuttosto ovvio il motivo per cui non lo abbiamo fatto. E non credo che in realtà, nel 2025, abbiamo bisogno di qualcosa di così cupo e nichilistico attualmente. Penso ci sia il bisogno di un po' di luce, anche se si tratta di una luce piena di rabbia”.
Indubbiamente, tra le scene rimaste più impresse del film si collocano in cima quelle ambientate durante il game show, a cui il protagonista partecipa dando il via al gioco mortale il cui unico scopo è la sopravvivenza. A questo proposito, si ricordano le dichiarazioni di Wright alla rivista People durante la presentazione del film, in cui ha accennato alla straordinaria intesa scenica instaurata tra gli attori Glenn Powell e Coleman Domingo: “Le scene del game show sono state tra le più divertenti da girare perché sembravano un po' fuori controllo, nel modo in cui Colman teneva in pugno la folla. Gli stanno tutti urlando insulti, mentre Glen, ammanettato, viene presentato al pubblico prima di essere liberato per partecipare al gioco mortale. Sembrava in qualche modo fuori controllo, nel miglior modo possibile”.
E, sulla performance di Domingo, ha aggiunto in particolare: “È stato incredibile, cioè, era l'intrattenitore del pubblico. In tutte le sue scene era davanti alle comparse e riusciva completamente a caricarle. Le aveva nel palmo della mano già alla fine del primo giorno”.
