Quattro guerrieri nuragici per le terre del sisma: il tour degli Istentales tra Cascia, Norcia e Amatrice
Con “Le radici del tempo” la band etnorock sarda torna nei luoghi del terremotoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sono passati oltre dieci anni da “Sa Paradura”, ma Gigi Sanna, anima degli Istentales, non ha dimenticato nulla. Con “Le radici del tempo” la band etnorock sarda torna nei luoghi del terremoto. «Non è un semplice tour», racconta. «È il ritorno a un rapporto umano nato spontaneamente tra le nostre comunità. Vogliamo vedere a che punto siamo con la ricostruzione e rinsaldare un patto di amicizia mai interrotto». Dopo il concerto dell’Aquila, gli Istentales - Gigi Sanna, Sandro Canova, Luca Floris, Francesco Caboni, Tonino Maccari e Francesco Lai – oggi, venerdì 30 ottobre, si esibiranno a Cascia, domani a Norcia e domenica ad Amatrice. «I concerti saranno gratuiti e porteremo il service dalla Sardegna». Il progetto è realizzato con Coldiretti e SEU, con il patrocinio della Regione Sardegna e il sostegno della Regione Lazio.
Il dono. La band donerà quattro sculture, una per ogni città, in granito sardo dello scultore Marco Cabras di Villamar, raffiguranti guerrieri nuragici con scolpita la frase di Grazia Deledda “siamo tutti fratelli”. «Il granito resiste al tempo e alle forze più devastanti della natura, come chi lotta per ricostruire», spiega Sanna. «Unire la nostra roccia alle montagne abruzzesi significa creare un monumento permanente alla fratellanza e alla volontà di rinascere più forti di prima».
La gratitudine. Grande la riconoscenza dei sindaci. Mario De Carolis, sindaco di Cascia: «Siamo grati agli Istentales e alla Sardegna per questo dono, simbolo di fratellanza e vicinanza tra le nostre comunità». Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia: «Questa scultura resterà nella nostra città a ricordarci che nei momenti più duri non siamo stati soli». Giorgio Cortellesi, sindaco di Amatrice: «Un legame che nasce dal dolore e si trasforma in amicizia. Ringraziamo gli Istentales per un gesto che non dimenticheremo».
Il patto. Alla base c’è “Sa Paradura”, l’antico codice dei pastori: chi perdeva il gregge riceveva una pecora da ogni allevatore. Dopo il sisma del 2009, con Coldiretti e Protezione Civile, i pastori sardi donarono circa duemila pecore a Cascia e all’Aquila. «Quegli allevatori avevano perso tutto sotto le macerie», ricorda Sanna. «Da allora le nostre famiglie si ospitano a vicenda, con stima e affetto profondi».
La poesia. Sul palco anche i poeti Stefano Demelas, del canto a bolu, e l’abruzzese Alessio Runci, dell’ottava rima, che improvviseranno su terra, memoria e rinascita. «Sono due tra le tradizioni orali più antiche d’Italia, nate dal mondo pastorale», sottolinea Sanna. «Le lingue sono diverse, ma il ritmo e l’emozione parlano a tutti. Le ferite della storia si rimarginano anche con la cultura. Tra le montagne dell’Abruzzo, del Lazio e dell’Umbria e le rocce della Sardegna scorre lo stesso sangue fiero: uniti nel dolore di ieri, fratelli nella rinascita di oggi e di sempre».
