Dopo un’attesa durata più del previsto, alla fine è arrivato: il tanto discusso biopic sulla vita di Michael Jackson - anche noto come il “Re del Pop” - ha segnato già al suo debutto numeri impressionanti al botteghino, attirando allo stesso tempo un’inevitabile sfilza di polemiche. Fin dai primi ritardi dovuti agli scioperi di attori e sceneggiatori del 2023, infatti, il progetto ha incontrato, nel corso dello sviluppo, una lunga serie di complicazioni, di natura non solo produttiva ma anche creativa e, per così dire, informativa.

Ad aver procurato particolari grattacapi è stata la sceneggiatura, sottoposta a vari rimaneggiamenti per evitare il rischio di ripercussioni legali, soprattutto alla luce delle accuse di molestie che la star ha subìto negli anni. Ciò ha inciso anche sulla struttura narrativa oltre che sulla finalità stessa del progetto: a montaggio ultimato, sono state necessarie ulteriori modifiche e reshoots per sostituire i tagli effettuati nella parte finale, andando a dilatare ulteriormente i tempi della tabella di marcia.

Il risultato è stato un ritardo di un anno rispetto alle tempistiche iniziali e una trama che estromette qualsiasi riferimento ai punti più controversi della biografia. Come indicato nello specifico da Adam Fogelson - capo di Lionsgate - a Business Insider, il film è cambiato radicalmente dopo le riprese aggiuntive: “Concentrandosi principalmente sull'ascesa fulminea di Jackson verso la celebrità, a partire dai Jackson 5 fino al momento in cui Jackson sta per iniziare a lavorare al suo album solista di successo, Bad. L'unico abuso trattato nel film è rappresentato dalle scene in cui il padre di Jackson, Joe, lo frusta da bambino”.

Convinto, malgrado gli stravolgimenti, del buon esito dei lavori e ottimista per l’uscita di un sequel che aiuti a esplorare i punti rimasti oscuri, ha aggiunto: “Dal mio punto di vista, è importante cercare di dare al pubblico una comprensione autentica di chi fosse Michael Jackson. Quindi penso che si possa fare con o senza alcune delle parti del terzo atto che sono state eliminate. […] Personalmente, credo che guardando questo film si possa conoscere le circostanze straordinariamente insolite che hanno influenzato Michael Jackson fin da giovanissimo. Questo film non ha paura di mostrare gli aspetti più singolari della sua vita. Ma crediamo che si possa e si voglia raccontare di più, e questo dipenderà non solo dal successo del film, ma anche da ciò che ci chiederà il pubblico e crediamo, in base al riscontro che abbiamo ricevuto, che sia proprio quello che ci diranno”.

In linea con le più rosee previsioni, “Michael” ha infiammato i cinema internazionali con la migliore apertura di sempre per un film biografico, incassando già solo nel mercato americano, al momento dell’uscita, 97 milioni di dollari - dalla proiezione in 3.955 sale e con una media per sala di 24,525 dollari - e 217 milioni a livello globale. Numeri che lo pongono in netto distacco anche rispetto al campione d’incassi “Bohemian Rhapsody”, fermatosi a un’apertura di 50 milioni. Anche il pubblico italiano ha accolto il titolo in modo altrettanto positivo, collocandolo da subito in prima posizione con 6,4 milioni di euro raccolti in 640 sale e un totale di 234.450 presenze.

Ma, anche laddove si è cercato di contenere - almeno sotto l’aspetto economico - ogni possibile effetto collaterale, l’uscita del film non poteva che riaccendere le polemiche da parte dei detrattori di Jackson. A rincarare la dose ci ha pensato Dan Reed, il regista che nel documentario “Leaving Neverland” ha tentato di chiarire il passato burrascoso dell’artista, riferendosi soprattutto ai processi per abusi nei confronti di minori.

In risposta al successo commerciale del titolo, ha affermato al The Hollywood Reporter: “Questo dimostra che alla gente non importa che fosse un pedofilo. Letteralmente, alla gente semplicemente non importa. Penso che molte persone amino semplicemente la sua musica e facciano orecchie da mercante. E a meno di avere prove video concrete di Michael Jackson impegnato in rapporti sessuali con un bambino di 7 anni, non so cosa potrebbe essere sufficiente a far cambiare idea a queste persone”.

Indignato dalla scelta di rimuovere dal film alcune parti significative della vita della star, ha continuato: “Come si può raccontare una storia autentica su Michael Jackson senza mai menzionare il fatto che è stato gravemente accusato di pedofilia? Non riesco proprio a capirlo. Se c'è qualcuno che ci guadagna, sono gli eredi di Michael Jackson e le persone che hanno lavorato a questo film biografico”.

Parole dure che, oggi come allora, tengono vivo il dibattito su una questione tanto spinosa quanto incerta, e un evento così esclusivo, in fondo, non poteva che produrre una simile reazione. Vedremo, a tal proposito, se emergeranno nuovi retroscena, andando magari a influire sull’interesse che il pubblico sta dimostrando in sala.

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