Grandi successi, composizioni più recenti, ricordi personali e riflessioni sul presente: un viaggio lungo oltre cinquant’anni di musica. Riccardo Cocciante ha conquistato il Teatro di Tharros con un concerto durato circa due ore e quaranta minuti, trasformando uno dei luoghi simbolo della Sardegna in un grande palcoscenico condiviso con il pubblico. La serata, inserita nella rassegna “I Giganti dell’Arte” si è aperta con “La grande avventura”.

Fin dai primi brani si è creato un dialogo continuo tra l’artista e la platea, che ha accompagnato con il battito delle mani “Ora che io sono luce”, “Uomo” e “Uniti no, divisi no”. Cocciante ha attraversato le diverse stagioni della propria carriera alternando musica e racconto. Prima di eseguire “Ammassati e distanti”, ha riflettuto sul rapporto tra società e tecnologia, capace di avvicinare le persone ma anche di renderle, come suggerisce il titolo del brano, sempre più ammassate e distanti. Ha poi ricordato le difficoltà affrontate agli esordi, quando anche il suo nome e la sua immagine venivano considerati poco adatti al mondo discografico. Dopo aver inciso i primi dischi come Riccardo Conte e Richard Cocciante, scelse di tornare alla propria identità. Il racconto ha introdotto “Il mio nome è Riccardo”, una dichiarazione di appartenenza e consapevolezza. Uno dei primi momenti di grande partecipazione è arrivato con “Cervo a primavera”, accolto al termine da un lungo applauso. L’ingresso del pianoforte sul palco ha offerto all’artista l’occasione per raccontare il legame profondo e istintivo con lo strumento.

«Quando mi alzo la mattina metto le mani sulla tastiera. Non so né leggere né scrivere la musica. Prima suonavo poche corde di chitarra, poi mi serviva qualcosa che mi completasse ed è arrivato il pianoforte. Lo temo, ma mi piace molto», ha raccontato. Sono seguite “Primavera” ed “Era già tutto previsto”, entrambe salutate con grande calore dalla platea. Tra i passaggi più intimi della serata, il ricordo del Vietnam, Paese in cui Cocciante è nato e che ha dovuto lasciare a causa della guerra. «Ho ricordi belli e brutti, ma questo Paese è ancora dentro di me», ha spiegato prima di intonare “Indocina”. Il racconto degli anni trascorsi a Miami ha invece introdotto “Ti amo ancora di più”, dedicata all’Europa, alla sua cultura e a quel «vecchio mondo» di cui l’artista aveva sentito profondamente la mancanza durante la permanenza negli Stati Uniti. Nel corso del concerto Cocciante ha presentato dal vivo alcuni brani tratti dall’ultimo album “Ho vent’anni con te”. 

Con “Vai lupo, corri” ha affrontato il tema della tutela dell’ambiente e del rapporto tra l’essere umano e la natura, scegliendo il lupo come simbolo di un equilibrio da proteggere. “Vivi la tua vita”, scritta per il figlio in occasione della sua nascita, ha invece aperto uno spazio più personale e familiare. Particolarmente emozionante è stato l’omaggio a Fabrizio Frizzi. Prima di interpretare “Hai un amico in me”, brano del film Disney Toy Story, Cocciante ha ricordato il presentatore con poche parole accolte dall’applauso del pubblico: «Fabrizio, sei sempre nei nostri cuori». La platea si è poi lasciata trascinare da “A mano a mano”, accompagnata dalla fisarmonica, e da “Per un amico in più”. Presente sul palco anche il Maestro Marco Vito, con il quale Cocciante ha ricordato uno dei capitoli più importanti della propria carriera: Notre-Dame de Paris. Il compositore ha raccontato le difficoltà incontrate prima che l’opera trovasse un produttore e ha ringraziato tutti gli interpreti che si sono susseguiti nel corso di venticinque anni, insieme al pubblico che continua a seguirla nel tour attualmente in corso.

«Notre-Dame de Paris è per me un’opera d’autore. Ancora prima di essere prodotta era già qualcosa che avevamo nel cuore e speravamo potesse entrare anche nel vostro». La parte finale del concerto ha riunito alcune delle canzoni più amate del repertorio di Cocciante. “Quando finisce un amore” ha provocato una standing ovation, mentre il pubblico ha riconosciuto “Bella senz’anima” fin dai primi accordi, iniziando ad applaudire ancora prima che l’artista intonasse le prime parole. Cocciante ha scherzato anche sulla propria età, sintetizzando lo spirito con cui continua a salire sul palco: «Io ho ottant’anni, ma il mio cuore no. L’importante è avere una passione che brucia dentro come un fuoco». Uno dei momenti più suggestivi della serata è arrivato con “Se stiamo insieme”. Le torce dei telefoni hanno illuminato il Teatro di Tharros seguendo il ritmo del pianoforte, mentre la platea cantava il ritornello insieme all’artista. Grande partecipazione anche per “Margherita”, intonata dall’intero pubblico e conclusa con una standing ovation. Cocciante ha quindi ripreso il ritornello a cappella, trasformando il teatro in un unico grande coro e suscitando un nuovo, lunghissimo applauso.

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