Giro girotondo tra i nove borghi più belli dell’Isola
Viaggio semiserio in punta di lingua tra le bellezze di una Sardegna nota e nascosta. Tra modi di dire, delizie e celebritàUno scorcio di Carloforte
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Sappia il viandante maneggiare con cura e rispetto questi luoghi, nove grani in un filo di bellezza. Borghi tra i più belli d’Italia, ambasciatori di Sardegna, cartoline da vivere. Il viaggio comincia da un’isola di mercanti e marinai. Chi l’ha da fò u camin l’amìe u tempu dicono a Carloforte. Ossia: Prima di compiere l’impresa valutiamo i rischi e i benefici come la gente di mare quando si accingeva a lasciare un luogo sicuro. O Romano Prodi, frequentatore di queste terre, nei marosi del transatlantico con in mano un ramoscello d’ulivo. Carloforte è un luogo vero. Una comunità viva con una forte identità, un’isola da gustare, di tonno e cassulli cu pestu.
In viaggio
Ascoltando un torrido blues del tabarchino Matteo Leone approdiamo in lacrime a La Maddalena. Prima dei turisti a piangere erano i militari, all’arrivo e alla partenza, Era arriatu pignendi, all’isula, e si n'è partitu pignendi. Bellezza distillata in purezza, di pietra, colori e calette. L’isola protegge i suoi ospiti più conosciuti in una nuvola che si alza dal mare. Da vedere le spiagge di Bassa Trinita, Monti da rena, Spalmatore, Cala Lunga e a spasso nei carrugghi la storia che scorre nelle vene del borgo intero. Le fortificazioni costellano l’isola, presidio strategico lungo da costa da millenni. Battaglie, uomini, lacrime e sangue. E un vertice fantasma.
Come fanno a Bosa
Nove borghi, parole in fila come una preghiera. Come fare a rendere onore e giustizia a questi numi? «Faghimoso comente faghene in Bosa, chi daghi pioede lassana pioere!», spiega l’ex sindaco Piero Casula. Bosa è un microcosmo che si specchia nella sua bellezza, oltre che nel Tempo. A Bosa c’è tutto il mondo, dicono e c’è poco da scherzare. Lo dice anche Rocco Siffredi, frequentatore di questi lidi. Spiagge, fiume, castello centro storico. Qui si ride molto, a Carnevale ma non solo. E per quanto riguarda il cibo c’è s’azzada, la zuppa di aragosta. Sappia il viandante che la Sardegna è fatta di mare ma anche di vino, arte, ospitalità. Atzara, calamida de tottu sos pintores, disse Paolo Pillonca. La “scuola di Atzara”, ospita un centinaio di opere collegate all’arrivo dei pittori costumbristi spagnoli nei primi anni del Novecento. Chicharro e Ortiz fecero meraviglie tra le vigne e le cantine. Camminare tra le vigne, perdersi nelle dolcezze del vino e di gente con le braccia aperte. Rinfrancato nel corpo e nello spirito il viaggiatore si accinga a inanellare il quinto elemento di questa fortunato girin girello.
La Grazia
“Lollove sarai come acqua del mare, non crescerai e non morirai mai”. Un borgo magico, dove la maledizione è diventata fortuna. A quindici chilometri da Nuoro il villaggio in cui Grazia Deledda ambientò La Madre è ancora al suo posto, con le case di pietra e i vicoli stretti. Ed è Grazia l’influencer che la rappresenta al meglio. Tutti i lollovers sappiano che qui troveranno una locanda dove sostare, nella magia del tempo immobile. L’ha aperta qualche anno fa un giovane nuorese, Simone Ciferni. Ringraziamo i santi che esista gente coraggiosa in Sardegna. Andiamo per esempio a Sadali, Barbagia Seulo. Qui San Valentino vi proteggerà in un percorso tra grotte e cascate, boschi e delizie. Sadali è quel che non ti aspetti, chiuso in un sorriso a spighitta, come i culurgionis. Il borgo dell’acqua è difficile da lasciare. Ma l’Isola è una porta che si apre quando l’altra è appena stata chiusa.
Gaddura
Prima o poi strada facendo vien su una gran voglia di Gallura. Come resistere a tanto granito, panorami smeraldi e millenarie storie. Tempio accoglie con la bellezza austera del centro di pietra, le passeggiate alle fonti, la stazione con i dipinti di Biasi, la cattedrale di San Pietro. Tempio è Fabrizio de Andrè e la speranza di respirarne la stessa aria. È la scelta della Sardegna come luogo in cui vivere, il migliore dei posti possibili, una smisurata fortuna. Grande come il primo amore, quello dove l’aba si suggi tuttu lu meli di chista multa, canta De Andrè. Cercate le sue tracce e quelle dei sui versi. Maledetta nostalgia, meglio mettersi in viaggio che come si dice da queste parti in caminu s’acconcia lu barriu. Ultimate le incombenze è tempo di fare rotta verso ovest e avventurarsi in quel di Castelsardo. Della sua natura e bellezza sono piene le cronache, della sua gente si celebra la poca riservatezza come appare dal popolare detto, in Calteddhu dugna teula fala in cabbu! ossia la riservatezza non esiste e i fatti altrui ci riguardano sempre. Sappiamo i vip o presunti tali che farla franca è piuttosto difficile in questo borgo fatto apposta per Instagram. Il viandante autentico, borgataro per turismo, ignori il loro richiamo e si concentri sulle specialità gastronomiche, come gli spaghetti ai ricci. Loro sì da fotografare. Da vedere la cattedrale di Sant’Antonio Abate, anche dal mare, infatti si può ammirare da diverse miglia marine, grazie al suo campanile in maioliche colorate. Dal castello dei Doria scrutate l’orizzonte, come fece il Duca d’Auge di Raymond Queneau per verificare le condizioni storiche di quel particolare momento. Vide tanta confusione, non meno di quanta ce ne sia adesso.
Pasada
Scacciato questo istante patafisico potreste arrivare fino a Posada, nel cuore della Baronia, sulla cima del castello della Fava. Siamo tra i borghi di Tepilora, un sogno sostenibile che sta portando i turisti tra i monti e il mare. C’è un piatto che eleva il borgo a delizia superiore, “S’Aranzada”, giunto fino a noi nei secoli dolcissimo. La lingua è musicale, i suoi ospiti musici e artisti, dalla Simona Cavallari cittadina onoraria a Lorella Cuccarini, a Amy Steward, più sarda del carasatu. Pare che un giorno seccata con il suo manager abbia pronunciato la frase: trigu ghettasa a martu non lu messasa tant’artu, ossia ogni cosa va fatta a suo tempo. Perfino nella ricca terra tra il castello e il fiume, Ovviamente questa affermazione non è riconducibile alla cantante e ci scusiamo con lei per l’ardire. A parziale scusante possiamo affermare che la bellezza dei nove borghi visitati ci ha privato delle residue capacità intellettive che c’erano state fornite. Motivo per cui ora dovremo ricominciare il girotondo. Se partiamo da Carloforte il Girotonno. Ci vediamo a Posada prima o poi.
