Punta Molentis è un museo vivente. Il turchese chiaro del mare che degrada in azzurro trasparente fino al blu profondo, la sabbia bianca e fine come talco, le rocce di granito, solo i lentischi e i ginepri anneriti dal fuoco increspano la sensazione di pace. Un angolo incantevole, fragile, accessibile (solo) a pagamento col ticket più alto tra le spiagge dello stesso rango.

«Il compito di salvaguardarla è nostro. Gli esperti hanno stabilito il tetto di presenze, noi abbiamo varato le restrizioni per il bene di tutti», dice l’assessore comunale all’Urbanistica Marco Cardia. In meno di un anno la perla di Villasimius è stata martoriata dalle fiamme e strapazzata dal ciclone Harry, oggi è aperta a 55 auto (un ombrellone per ciascuna), 190 persone al giorno più altre 100 che possono sbarcare dai barconi autorizzati. Meno della metà dei numeri del 2025. Un club di eletti può goderne pagando 10 euro di ingresso a persona (più il parcheggio). Troppo?

Il giudizio

L’assessore Cardia è sicuro del contrario: «Le nostre coste sono i musei della Sardegna, dieci euro sono la somma giusta, anche per le spese necessarie alla tutela». Diametralmente opposto il giudizio di Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico: «L’obiettivo è fare cassa: 10 euro è una cifra esorbitante, soprattutto perché non si colgono i risultati nella tutela ambientale e per la sicurezza pubblica dopo il devastante incendio del luglio 2025».

Il test sul campo

In un martedì qualunque, senza un filo d’aria e con 33 gradi all’ombra, la cala raggiunge il massimo consentito di bagnanti, infinitamente meno del brulicare del passato. «Chi arriva è contento perché ha spazi ampi, ma per i chioschi significa incassi ridotti», spiega Giorgio Tolomei, gestore dell’hotel e del chiosco L’Oleandro, «la natura dà e prende: quest’anno la spiaggia è rimpicciolita, non si poteva fare di più. Spero che si allarghi con il passare dei giorni e sia possibile rivedere i numeri». Nell’unico stabilimento balneare gli ombrelloni erano 50, oggi ridotti a 19, prima e seconda fila, stop. Eppure i massimalisti non disdegnerebbero un altro giro di vite. Paolo Tosi, trentino, in vacanza con la moglie, contempla il mare dal lettino: «Troppa gente, per i miei gusti». Sotto un ombrellone bianco con i Quattro Mori in risalto che sudano (anche loro) in silenzio si ripara Davide Malservisi, bolognese: «Qualche persona in più ci potrebbe stare, senza esagerare, per non rovinare un paradiso».

Mare, sole e relax

Giulia Proietti, romana, è una habitué: «Da sette anni vengo con la mia famiglia». Sul telefonino ha le prove: «Vede questa foto? È del 2025, la battigia arrivava a quella boa che oggi galleggia lì in fondo». Di sicuro non firmerà una petizione per gonfiare il numero degli accessi: «Basta poco per cancellare un posto meraviglioso. Capisco che le limitazioni possano creare malumori, purtroppo non ci sono soluzioni». Qualche minuto prima delle 14 qualcuno pranza nei chioschi, nell’aria vibra solo il chiacchiericcio di fondo. In quest’atmosfera sospesa anche le polemiche arrivate sino al Guardian e alla Cnn sembrano lontanissime, l’estate 2026 è già andata oltre.

© Riproduzione riservata