Genoveffa Yvonne Manca di Villahermosa: la sarda che guidò la Bocconi
Da Cagliari a Milano, una donna che trasformò un'eredità familiare in un'istituzione destinata al futuroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Genoveffa Yvonne Manca di Villahermosa, per tutti Javotte: nata a Cagliari l'8 ottobre 1879 da una delle più importanti famiglie dell'aristocrazia isolana, divenne la donna che per oltre venticinque anni governò una delle più grandi istituzioni culturali ed economiche d'Europa. Non era una donna tenera. Era una donna potentissima.
Non tutte le eredità si misurano in denaro. Ci sono famiglie che costruiscono patrimoni. E ci sono persone che comprendono che i patrimoni, da soli, non bastano. Javotte Manca di Villahermosa appartiene a questa seconda categoria. Una storia che parte da Cagliari e arriva al cuore dell'Italia che conta, senza fanfare, senza politica. Con qualcosa di più raro: la capacità di trasformare un'eredità privata in un patrimonio destinato a sopravvivere alle generazioni.
Per comprenderla bisogna partire da lontano. Da due fratelli che non erano nobili. Erano commercianti.
I fratelli Bocconi e la nascita di una fortuna
Quando Ferdinando e Luigi Bocconi iniziano la loro attività a Milano, l'Italia unita ha pochi anni di vita. Non possiedono titoli aristocratici. Ma hanno una qualità rara: capire prima degli altri come sta cambiando il mondo. Osservano Parigi e Londra, e capiscono che il commercio moderno non può essere fatto di sole piccole botteghe. Nel 1877 inaugurano «Alle Città d'Italia», il primo vero grande magazzino italiano: prezzi esposti, assortimento vastissimo, organizzazione moderna. Una rivoluzione. Le basi di quella che diventerà la Rinascente — nome scelto nel 1917 da Gabriele D'Annunzio per il Cavalier Borletti che rilevò l'attività dei Bocconi.
Adua: quando un dolore genera un'università
Nel 1896 Luigi Bocconi, figlio di Ferdinando, muore durante la tragica battaglia di Adua. Molti avrebbero reagito erigendo un monumento. Ferdinando sceglie una strada diversa: trasformare il dolore in futuro. Nel 1902 nasce l'Università Commerciale Luigi Bocconi — un ateneo che nasce già come trasformazione di un'eredità privata in bene collettivo. Un'idea che sarà portata a compimento, trent'anni dopo, proprio da Javotte. «Non era necessariamente una donna calda. Ma era una donna potentissima».
Una donna di potere in un mondo di uomini
Figlia di don Giuseppe Manca di Villahermosa e di donna Clara Sanjust — due delle più antiche famiglie dell'aristocrazia sarda — Javotte sposa Ettore Bocconi, figlio secondogenito di Ferdinando, ed entra in una delle famiglie più influenti dell'Italia industriale. I ricordi di Giada Manca di Villahermosa — nipote di Javotte, figlia di suo fratello Gaetano, e forse l'ultima persona ancora in grado di restituire un ricordo familiare diretto di lei — restituiscono il ritratto di una figura imponente, quasi regale. Una donna abituata a essere ascoltata e obbedita. Autoritaria, consapevole del proprio ruolo, capace di risultare difficile nei rapporti familiari. Ma sono esattamente questi tratti — quella durezza, quella sicurezza, quella capacità di comando — che le permetteranno di guidare la Bocconi per venticinque anni in un mondo quasi interamente maschile.
Javotte viveva in Corso Venezia, in una casa enorme, quasi due palazzi, con una sala da pranzo da ventiquattro posti. Aveva una dimora sul lago di Como, vicino a Villa d'Este. Amava i ritratti — ne commissionò a Giuseppe Biasi e ad Alciati — ed era molto consapevole della propria immagine. Non sembrare una grande signora. Esserlo. E con quella stessa consapevolezza, alla morte del marito Ettore nel 1932, assume la guida dell'università senza esitazioni.
La Sardegna come matrice, non come nostalgia
Giada Manca non ricorda di aver mai sentito Javotte parlare della Sardegna. Nessuna nostalgia, nessun rimpianto isolano. Eppure qualcosa della Sardegna la accompagnava. Non era un sentimento. Era una struttura interiore.
In Sardegna, storicamente, la donna ha avuto un ruolo centrale nella gestione della casa, dei beni familiari, delle reti di relazione. Non un matriarcato folkloristico, ma una forma concreta di potere domestico e morale. Javotte portava dentro quella postura. Una donna capace di reggere una casa, un patrimonio, una reputazione. E poi — su una scala molto più grande — un'università. La Sardegna in lei non era nostalgia. Era matrice.
TRE SARDI ALLA BOCCONI — I GIGANTI DELL'ARTE DEL NOVECENTO
Salvatore Fancello · Orani, 1916 – Bregu Rapit (Albania), 1941
Ceramista e scultore di straordinaria sensibilità, Fancello fu chiamato da Giuseppe Pagano per decorare la nuova sede della Bocconi in via Sarfatti. Le sue ceramiche — animali stilizzati, figure arcaiche, segni primordiali — portavano nella modernità milanese una radice profondamente sarda. Morì giovanissimo, a soli 25 anni, caduto a Bregu Rapit, in Albania, durante la Seconda guerra mondiale. Un talento bruciato dalla storia prima di poter dispiegare tutto sé stesso.
Costantino Nivola · Orani, 1911 – East Hampton, 1988
Compagno di studi e di vita di Fancello, Nivola lasciò la Sardegna, attraversò il fascismo e approdò a New York, dove divenne amico di Le Corbusier e Jackson Pollock. Inventò la tecnica del «sand casting» — sculture create colando cemento nella sabbia — che gli valse commissioni pubbliche in tutto il mondo. Le sue opere dialogano con la luce mediterranea e la pietra sarda anche quando sono esposte negli Stati Uniti. Uno dei più grandi scultori italiani del Novecento.
Giovanni Pintori · Sardara, 1912 – Milano, 1999
Grafico di genio, Pintori rivoluzionò la comunicazione industriale europea attraverso il suo trentennale sodalizio con Olivetti. I suoi manifesti — geometrie pure, colori squillanti, lettere che diventano figure — sono oggi nei musei di design di tutto il mondo, dal MoMA di New York al SFMOMA di San Francisco. Aveva lasciato la Sardegna per studiare a Monza. Aveva lasciato Monza per la Bocconi. E dalla Bocconi era partito per cambiare il volto visivo dell'Italia moderna.
IL LASCITO — UNA DISCENDENZA SENZA FIGLI
Via Sarfatti e il 21 dicembre 1941
Il 21 dicembre 1941, in piena guerra, Javotte inaugura la nuova sede della Bocconi in via Sarfatti, progettata da Giuseppe Pagano. Un atto di fiducia nel futuro in uno dei momenti più bui del Novecento. Per quella sede aveva voluto tre giovani artisti sardi — Fancello, Nivola e Pintori — scelti non perché sardi, ma perché i migliori disponibili. Un caso? Forse. Ma colpisce che, mentre una donna nata a Cagliari consolidava il futuro della Bocconi, tre giovani dell'isola lasciassero la propria firma sui suoi muri.
Gli Amici della Bocconi e la medaglia
Nel 1951 fonda l'Associazione «Amici della Bocconi» per favorire gli scambi culturali internazionali e le borse di studio. Nel 1955 l'associazione ottiene personalità giuridica e prende il nome di «Amici della Bocconi – Istituto Javotte Bocconi». Nel 1957 lascia la presidenza effettiva assumendo quella onoraria, dopo aver modificato lo statuto per garantire continuità all'ateneo oltre la propria vita. Nel 1956 il Presidente della Repubblica la insignisce della Medaglia d'oro «ai Benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte».
Una discendenza senza figli
Javotte non fu solo una benefattrice. Fu una donna di comando che trasformò il patrimonio di una famiglia nella continuità di un'istituzione. Non custodì un'eredità: la proiettò nel futuro. Non ebbe figli. Ma lasciò discendenza in un altro modo: attraverso un'istituzione. Il 30 maggio 1962 partecipa all'inaugurazione della chiesa San Ferdinando e della relativa Rettoria per gli studenti, che tanto aveva desiderato. Muore il 17 gennaio 1965.
La Bocconi diventa, in un certo senso, la sua eredità generativa. Quella discendenza si chiama ancora oggi Università Bocconi.
Gruppo Unione Sarda × SDA Bocconi · Partnership · Formazione · Eccellenza
Il Gruppo Unione Sarda offre agli imprenditori sardi l'accesso ai programmi della SDA Bocconi School of Management — una delle business school più prestigiose al mondo. Un'opportunità che riannoda un filo storico straordinario: da Cagliari alla Bocconi, oggi come allora. Chissà che tra i giovani imprenditori di Sardegna non stiano maturando i protagonisti di domani — come lo furono, a loro tempo, i Bocconi, Javotte, e tre giovanissimi artisti sardi chiamati a lasciare la propria firma sull'università più importante d'Italia.
