Una Pasqua di guerra: l’intervento del 31 marzo 2026
Di Salvatore CubedduLa Mecca è dietro la chiesa di Sant’Eulalia, a Cagliari. La via del Collegio è stretta, come è piccola la moschea della piazzetta. Meglio riunirsi di fronte alla chiesa, collocata nella linea del sole nascente. C’è da crederci che, fosse piovuto, il portone della chiesa si sarebbe aperto per ospitarli, quelle centinaia di musulmani in festa per la fine del Ramadan.
Il capoluogo della Sardegna è stato fortunato ad avere nel quartiere del primo arrivo dell’immigrazione afro-orientale due parroci che, insieme alla cura dei propri fedeli e dei beni storici, si sono preoccupati di affermare e praticare l’integrazione e il rispetto per ogni e qualsiasi uomo, come valore da riconoscere insieme a tutte le religioni. E poi Dio non è differente dall’unico Javhè e dal grande Allah.
Le religioni storiche hanno inizio in alternativa, quasi mai pacifica, con le religioni naturali, ultima delle quali quella che ha quale protagonista la Dea Madre e, nei templi, la celebrazione della fertilità, del sangue e della sessualità. La prima vera rivoluzione della storia è stata fatta dalle donne, attraverso l’agricoltura.
Molto tempo dopo, i Fenicio-Punici fondarono anche in Sardegna i tophet, luogo di sacrificio dei primogeniti, testimoniati anche nella letteratura greca e romana non solo per dileggio dei loro nemici storici.
Cos’era il sacrificio del figlio Isacco richiesto ad Abramo, futuro padre dei credenti delle tre religioni monoteiste, se non la proposta del prospiciente ambiente cananeo delle religioni del sangue e del sesso? Per l’antropologia dei popoli la religione prolunga nel sonno della morte l’esperienza del nascere e del morire, del giorno e delle stagioni. L’Islam ha il Ramadan, gli Ebrei e i Cristiani la Pasqua. Tutte portano luce, gioia, speranza, in vita e in morte.
E chi non crede? Forse non è proprio vero che esistano gli atei. A partire dall’Occidente, la presente secolarizzazione ci ha riportato alla crisi delle religioni storiche e all’affermarsi, senza teorizzarla, della religione della natura, costruendo, intorno al fatto meraviglioso ed imperscrutabile che è il sesso, la sua nuova religione. Due terzi delle miliardarie entrate in internet sarebbe rappresentato dai siti porno. Fossero pure molto di meno, non ripropongono forse l’arido culto dell’antico Baal?
Questo inizio di primavera ci porta il tempo forte delle religioni storiche unito a quello tremendo della guerra. Impressionano i collegamenti. L’Israele di Nethanyau con la guerra va accrescendo di molto il grande regno di Davide. Trump collabora alle sue ambizioni godendosi il ruolo di Giove che dall’Olimpo manda i fulmini (missili, bombe e droni) pretendendo obbedienza e minacciando vendette. Ma pare non conoscere le vicende precedenti. In una delle peggiori sconfitte della storia, i Parti, antecessori dei Pasdaran, a Carre (Mesopotania), nel 53 a. C., annientarono le otto legioni di M. L. Crasso, ammazzarono il triunviro collega di Cesare e di Pompeo, gettarono nel campo la sua testa mozzata, svuotata e riempita d’oro. Era l’uomo più ricco della romanità.
La crisi americana nella versione Trump ci sta rovinando tutti, e non solo l’Occidente. Non tiene, ad esempio, in considerazione che, tra i musulmani i Sunniti sono responsabili di quasi tutto il terrorismo degli ultimi decenni, non sono gli Sciiti. “L’Islam è la religione della guerra”, titolava in un suo capitolo di “Massa e Potere” Elias Canetti. Specificava, invece, che la sua ala sciita era soprattutto una religione del lamento, i cui fedeli, nella festa di Muhrram ricordano la feroce uccisione (a Kerbala, nel 680 d. C.) di Hussain figlio di Ali, genero del profeta Maometto, massacrato con la sua famiglia per mano dei sunniti del califfo di Damasco. “Il vero Sciita è perseguitato e misero come la famiglia per il cui diritto si batte e soffre. Patire tormenti e persecuzioni è considerato vocazione della famiglia del Profeta”, riferiva il grande intellettuale ebreo-europeo. La cosa ci arriva anche dalla cultura del martirio applicata alla reazione per la recente uccisione della leadership iraniana. Valore e imperi antichi. Una resilienza conosciuta. Ma anche una presente violenza di cui portano responsabilità e gravissime colpe, ma non da soli.
Questi giorni coincidono anche con la nostra Settimana Santa. Le palme e gli olivi benedetti nelle chiese potranno congiungersi con gli auguri appena arrivateci dalla piazza di S. Eulalia. In pace e con reciproco rispetto. Auguri a tutti.
Salvatore Cubeddu