Pizzaballa al Santo Sepolcro per Pasqua, tra messe in streaming e restrizioni
Trovata l’intesa con le autorità israeliane per la «salvaguardia» del culto. Il cardinale preoccupato per il destino della comunità cristiana localePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il clero potrà entrare in chiesa, non ci sarà alcuna processione o assembramento, i riti saranno trasmessi in diretta streaming. Si chiude con un accordo il caso sollevato dallo stop della polizia israeliana al Patriarca latino di Gerusalemme che domenica al Santo sepolcro voleva celebrare in maniera privata la Domenica delle Palme. La polizia lascerà entrare Pizzaballa e le altre autorità religiose nella basilica simbolo della cristianità a Gerusalemme, ma i riti della Settimana santa non potranno comunque svolgersi secondo l'esatta tradizione a causa delle restrizioni che gravano su tutte le componenti religiose della Città santa in questo tempo di guerra, da quando i missili iraniani sono caduti anche sulla città Vecchia.
Niente Via Crucis per la via Dolorosa, ad esempio, proprio quella percorsa da Gesù portando la Croce verso il luogo della sua esecuzione. «Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa confermano che le questioni relative alle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua al Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la Polizia israeliana, è stato garantito l'accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le cerimonie e preservare le antiche tradizioni» afferma la nota ufficiale nella quale inoltre si esprime «la nostra sincera gratitudine a Isaac Herzog, Presidente di Israele, per la sua pronta attenzione». «Naturalmente - dice anche la nota congiunta -, alla luce dell'attuale situazione di guerra, le restrizioni vigenti sugli assembramenti pubblici rimangono in vigore. Di conseguenza, le Chiese garantiranno la trasmissione in diretta delle liturgie e delle preghiere ai fedeli in Terra Santa e in tutto il mondo». La nota si chiude con una postilla che condensa tutto il senso della protesta di Pizzaballa, che ancora oggi ha incassato il sostegno di Madrid, di Atene, di Brasilia, del Canada e degli Stati Uniti: «La fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri», «soprattutto in tempi di conflitto, come quelli che stiamo vivendo, salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso».
Sostegno è arrivato anche dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt: «Abbiamo espresso a Israele le nostre preoccupazioni in merito alla chiusura di questi luoghi sacri». Replicando poi alle parole di ieri del Papa ha osservato: «Non c'è niente di sbagliato se i nostri leader militari e il presidente chiedono agli americani di pregare per i nostri soldati». Da parte israeliana ancora oggi si insisteva sulla necessità di rispettare le misure di sicurezza poiché la «minaccia è reale e imminente» pur guardando con favore all'intesa raggiunta. «Preservati il culto e la vita umana» ha commentato ad esempio l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede.
C'è poi stato il faccia a faccia alla Farnesina con l'ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, che era stato convocato dal ministro Antonio Tajani. «L'Italia richiede di rispettare l'esercizio della libertà religiosa» ha fatto sapere la Farnesina concluso il confronto. Dal ministero si sottolinea inoltre che sono state «assolutamente comprensibili e totalmente condivisibili le ragioni e le modalità di protesta del cardinale Pizzaballa» e non si ritiene che «ulteriori commenti da parte di funzionari possano aiutare a far progredire il confronto». L'incidente di Pasqua appare così concluso. Sullo sfondo rimane però la preoccupazione del cardinal Pizzaballa per una comunità cristiana locale sempre più fiaccata, che vive il dramma di un esodo massiccio, di attività che si spengono, di limitazioni continue che la spingono a migrare altrove in una difficile prova di resistenza. «Per noi sarà un'altra Pasqua sottotono».
(Unioneonline)
