Sardegna, in edilizia 3.500 lavoratori stranieri: «Qualifiche e salario, cercano tutele»
Numeri in costante aumento, la Cgil fa nascere il coordinamento territoriale dei migranti nel settore: «Un punto di riferimento per i diritti contrattuali»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quelli censiti dalle casse edili sono 3.500. Provengono dall’Africa, ma anche dal Pakistan e dall’Afghanistan, hanno per lo più meno di 40 anni. E i loro inquadramenti contrattuali sono tra i più bassi.
In Sardegna cresce il numero dei lavoratori stranieri in edilizia. E con la presenza aumenta anche la richieste di tutele, a volte scarse per l’assenza di consapevolezza dei propri diritti e le barriere linguistiche a volte penalizzanti.
Nasce da qui l’impegno della Fillea Cgil, che ha costituito a Cagliari il Coordinamento territoriale di migranti dei lavoratori in edilizia, primo passo verso una rete che coglierà le istanze da tutti i cantieri dell’Isola per tradurle in rivendicazioni e azioni sindacali.
I contratti ai cittadini di origine straniera registrano una crescita costante nell’ultimo quinquennio (dati Inps), anche a causa, probabilmente, della difficoltà di reperimento di manodopera da parte delle imprese. Infatti, su 15.860 assunzioni programmate nel 2025 da aziende del settore, per quasi il 65% si prevedeva una difficoltà di reperimento, di cui il 40% per assenza di candidati (Excelsior, Unioncamere, Aspal).
L’8 per cento dei 25 mila nuovi contratti rivolti a cittadini stranieri in Sardegna nei primi 9 mesi del 2025, riguarda il settore delle costruzioni che, però, ha registrato in generale una crescita della precarietà, con un incremento crescente negli ultimi cinque anni dei contratti a termine, oltre il 70 per cento. Gli stranieri sono maggiormente esposti alla precarietà e, secondo l’Inps, lo sono soprattutto i giovani nel confronto con i lavoratori stranieri senior.
«Il coordinamento», hanno spiegato le segretarie Fillea regionale e Cagliari Erika Collu e Jessica Spiga, «vuol essere uno spazio di confronto e partecipazione, un punto di riferimento per far conoscere i diritti contrattuali, sia dal punto di vista salariale che sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro». Ciò che è emerso sin dalla prima riunione a Cagliari è la richiesta di informazioni sui loro diritti: «Vogliono capire se le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti siano giuste oppure no, chiedono di coniugare le peculiarità della loro religione con il lavoro e l’esigibilità dei permessi per andare a trovare i lori cari nel Paese di origine».
Il sindacato punta l’attenzione anche su altri nodi critici: a volte c’è un tema che riguarda il riconoscimento delle qualifiche, e c’è un problema di conoscenza della lingua italiana che va colmato perché può esporre i lavoratori a rischi e pericoli nello svolgimento della loro attività. L’appello della Fillea Cgil Sardegna e Cagliari va quindi alle imprese e agli enti bilaterali di settore, ai quali la contrattazione nazionale demanda la formazione obbligatoria e continua, che potrebbe puntare proprio a colmare quel gap con corsi di lingua. «Oltretutto», spiegano le segretarie, «il contratto collettivo riconosce elementi di premialità alle imprese che utilizzano la formazione qualificante del sistema bilaterale edile, perciò crediamo che sia necessario e urgente mettere in campo azioni virtuose nel campo della formazione e della sua certificazione».
(Unioneonline/E.Fr.)
