Si chiama Gennaro Gattuso l’uomo al quale il nostro Paese ha affidato il futuro del sistema calcio. Ce ne sarebbero anche altri, il cui bilancio è negativo da parecchio, ma lui è quello che ci mette la faccia. Il calcio da noi è un’industria che non è solo palloni, divise fluorescenti e striscioni allo stadio, ma è anche lavoro, investimenti, la famosa “immagine” che oggi ha più valore dei risultati.

Domani sera in una cittadina di poco più di centomila residenti, Zenica, capoluogo del cantone di Zenica-Doboj, l’Italia ha in agenda una finale per strappare l’ultimo biglietto utile per i campionati del mondo, il massimo che c’è. Lo stadio, più piccolo rispetto alla Unipol Domus – e noi che ci lamentiamo, ingrati – è una specie di pentola ribollente di tifo, ma anche di altre cosette. Eccole. La città di Zenica è una delle più inquinate d'Europa perché dopo le sanguinose guerre balcaniche c’è stato uno sfruttamento incontrollato delle macerie di qualsiasi genere. Lo stadio Bilino Polje ha 13.632 posti totali, ma la capienza è stata ridotta dopo le sanzioni della Fifa per i gravi disordini del 15 novembre scorso durante la gara con la Romania: comportamento scorretto della squadra, discriminazione, razzismo, petardi e razzi, disturbo durante gli inni nazionali e mancanza di ordine pubblico dentro e fuori lo stadio. I posti disponibili saranno 8.800, neanche in serie C. Ieri stava perfino nevicando, per non farsi mancare nulla.

Insomma, quella di domani sera non sarà una serata per fighetti. E per diversi azzurri potrebbee diventare the last dance in caso di fallimento. Aggiungiamo, calendario alla mano, che Gattuso e il suo inseparabile amico del cuore Buffon hanno avuto due o tre giorni preparare il primo spareggio, quello delicatissimo vinto l’altro giorno con l’Irlanda del Nord. Ovvero, una federazione padrona del gioco che non riesce a fermare il suo campionato in vista degli spareggi per il Mondiale. Una delle tante storture di questo sistema-industria-motore economico che si chiama calcio.

Domani sera il nostro Gennaro Ivan Gattuso detto Rino, nato nel 1978 a Corigliano Calabro, paese famoso per le clementine, l’olio e i latticini, uno che da calciatore ha vinto tutto, e anche di più, dovrà guidare in terra straniera l’armata azzurra. Questa squadra ha un tasso tecnico abbastanza elevato ma nessun campione, non c’è un calciatore che fa correre i ragazzini sui campetti. Forza ragazzi, senza paura, il Mondiale in tv senza sapere chi tifare sarebbe tremendo. Un’altra estate senza sale.

Enrico Pilia

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