L’imitatore: il Caffè Scorretto del 16 gennaio 2026
Di Celestino TabassoNoi sopravvalutiamo l’efficienza dei servizi di sicurezza russi, se ieri un sosia di Putin è riuscito senza colpo ferire a intrufolarsi all’assemblea degli ambasciatori, occupare il posto del presidente e sussurrare con voce mite e riflessiva (eppure identica per cadenza e tonalità a quella del criminale di guerra ricercato dalla Corte penale internazionale): «La diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose. E invece del dialogo tra gli Stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini».
Un colpo di teatro devastante, una botta di satira politica senza precedenti: lo sterminatore di ucraini che parla come Mattarella, il bombardatore di città che sospira sulla bellezza del dialogo.
Fra l’altro il truccatore dev’essere uno bravo, perché il tipo oltre alla voce era uguale a Putin anche nel resto: il naso lungo e triste come un’invasione, il colorito da cannibale attempato, il riportino biondastro, l’occhietto da pitbull.
E l’imitazione ha avuto un effetto euforizzante, tanto che il M5S alla Camera ha voluto raccontarne una nuova: e se smettessimo di dare armi all’Ucraina, così in cambio Mosca si ferma? Non male. Sigla. Applausi.
Celestino Tabasso