La bocciatura di Trump: l’analisi del 25 febbraio
Di Alessandro AresuLa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti di alcuni giorni fa ha rappresentato una sconfitta per Donald Trump. Con un voto di 6 a 3, i giudici, in prevalenza nominati dai Repubblicani, hanno smantellato parte dell’architettura dei dazi imposti da Trump.
I provvedimenti sono stati considerati incompatibili con i limiti dell’autorità del Presidente rispetto al potere legislativo, il Congresso. L’esito era parzialmente atteso, perché la legge degli Stati Uniti in materia è abbastanza chiara, ma si tratta comunque di un evento rilevante per la politica interna e per la situazione globale.
I dazi sono un tema centrale della visione del mondo di Trump e hanno caratterizzato la politica degli Stati Uniti nell’ultimo anno, con le profonde conseguenze sulla struttura del commercio e dell’economia globale avviate dal cosiddetto “giorno della Liberazione” di aprile 2025, in cui alla Casa Bianca sono stati annunciati dazi verso quasi tutti i Paesi del mondo.
Trump nei suoi ordini esecutivi ha considerato i dazi una questione di sicurezza nazionale, utilizzando una legge del 1977 chiamata IEEPA, in modo illegittimo. Gli stessi giudici conservatori hanno sottolineato che la Costituzione assegna il potere di tassare e di imporre dazi al Congresso, e non esiste alcuna eccezione per le emergenze o per la politica estera che consenta al presidente di farlo, senza che venga data una delega esplicita.
Non è la prima volta che si affermano i limiti dei poteri di emergenza del Presidente in riferimento a questa legge. Per esempio, le stesse decisioni di Trump erano state rigettate dalle corti nel 2020 quando ha utilizzato l’IEEPA per vietare applicazioni cinesi come TikTok e WeChat.
La bocciatura dei dazi porta a una situazione di incertezza, anzitutto sul tema dei rimborsi, potenzialmente miliardari, per chi ne ha sostenuto i costi. Più in generale, le incognite riguardano la credibilità della politica degli Stati Uniti. Non a caso, nel suo dissenso il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh ha sottolineato proprio il rischio di caos, nei rapporti con gli alleati e gli avversari con cui sono stati negoziati accordi che potranno essere messi in discussione.
Lo staff di Trump, per ora, non sembra voler tornare indietro dalle proprie posizioni e ha già utilizzato altri appigli legislativi per nuovi dazi. Ma non si può negare che questa sentenza avrà senz’altro effetti profondi nel rimuovere un alone di forza, quasi di invincibilità, con cui Trump aveva avanzato le sue mosse più aggressive. Sono ancora a disposizione gli strumenti più noti e utilizzati durante la prima amministrazione Trump, sotto la guida di Robert Lighthizer. Si tratta della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 e la Sezione 301 del Trade Act del 1974. L’applicazione di entrambe queste norme è però molto diversa, in termini di rapidità, rispetto all’uso dell’IEEPA, perché si basa su ampie ricerche preventive e su giustificazioni da presentare in modo dettagliato per i vari prodotti e per i vari settori. Se queste leggi non saranno usate in modo appropriato, potranno scattare altre cause giudiziarie, aumentando il caos.
L’effetto politico della sentenza sui dazi potrebbe essere una ulteriore perdita di consensi per Trump, che è già un presidente meno popolare di quanto il suo protagonismo mediatico faccia credere. Non bisogna dimenticare che, anche se i Democratici non hanno né un leader né una strategia, non serve essere una vera alternativa per vincere le elezioni di metà mandato e così azzoppare la maggioranza repubblicana.
Inoltre, Marco Rubio e J.D. Vance litigheranno sempre di più su chi debba comandare dopo Trump. Se non ci saranno nei prossimi mesi buone notizie sull’economia statunitense, Trump potrebbe essere entrato in una traiettoria discendente.
Alessandro Aresu
Consigliere scientifico di Limes