C’è baruffa nell’aria. E non si tratta degli effluvi del celebre profumo degli anni Ottanta. A Cagliari la baruffa torna al suo significato originario: una rissa, per fortuna solo verbale, tra i tanti protagonisti della vita cittadina che prendono cappello e piazzano paletti qua e là. Due vicende, più di altre, raccontano bene il clima: la posidonia e l’America’s Cup. La prima è storia antica. Intoccabile, preziosa per l’ambiente, ma brutta e maleodorante quando si accumula sulla spiaggia del Poetto.

Altrove il problema si affronta. Ad Alghero, dove di turismo qualcosa capiscono, la posidonia viene spostata in aree dedicate e poi ricollocata a fine stagione. A Quartu il sindaco Milia, in piena trance elettorale, ha già mandato le ruspe sulla parte di Poetto di sua competenza. A Cagliari no. Si discute. Si temporeggia. E si aspetta il maestrale. Poi c’è l’America’s Cup. Tra meno di dieci giorni Cagliari ospiterà le regate preliminari di uno degli eventi velici più seguiti al mondo.

Il villaggio sarà allestito nella parte piacevolmente rinnovata del porto. Alle spalle, però, resta l’eterno cantiere di via Roma: questa volta nella corsia riservata alla metro, con lavori partiti due mesi fa, senza che nessuno sia riuscito a convincere l’Arst a rinviarli a dopo le regate. Ci saranno buone ragioni. Come quelle di chi ha deciso che non si potrà neppure coprire con decorose lenzuola pubblicitarie la vista del cantiere destinata a finire nelle telecamere che dovrebbero raccontare le bellezze della città. Regione, Comune, Arst, ambientalisti: chi decide davvero per Cagliari?

Bepi Anziani

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