Un copione che si ripete, uguale a sé stesso, ormai da settimane. Proposte e controproposte di pace bocciate da una parte e dall’altra, minacce di una ripresa del conflitto che viene puntualmente rinviata per dare spazio a ulteriori negoziati. Mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con tutto quello che ne consegue per l’economia mondiale.

Oggi gli Stati Uniti, bocciata la proposta dell’Iran che non vuole inserire in un accordo di pace lo stop al nucleare, avrebbero dovuto riprendere il conflitto. Ma Donald Trump ha frenato.

«Ho sospeso l’attacco pianificato all’Iran perché sono in corso seri negoziati. Abbiamo fatto molti progressi», ha detto il presidente Usa. «Questo accordo includerà – ha scritto su Truth – una cosa fondamentale, nessuna arma nucleare all'Iran».

La richiesta di fermare gli attacchi è arrivata, spiega Trump, dagli alleati del Golfo: Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, che gli hanno chiesto di rinviare «di due o tre giorni» la ripresa del conflitto. «In virtù del rispetto che nutro per i suddetti leader, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, che non effettueremo l'attacco all'Iran previsto per domani, ma ho inoltre dato loro istruzioni di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l'Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile».

Teheran, in mattinata, ha respinto le recenti affermazioni del tycoon sulla distruzione delle capacità di difesa iraniane: «Parte significativa della nostra potenza militare non è ancora stata impiegata, l’asse della resistenza è ora più unito e forte che mai», ha detto il portavoce del ministero della Difesa, generale di brigata Reza Talaei-Nik, che ha liquidato come «falsità» e «assurdità» le dichiarazioni di Trump, che «continua a diffondere affermazioni infondate e menzogne sulle nostre capacità di difesa».

(Unioneonline)

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