La Bbc raccoglie la sfida legale di Donald Trump e prova a rispondere mettendo in imbarazzo il leader americano su uno dei suoi segreti più impenetrabili: la dichiarazione dei redditi. La radiotelevisione britannica intende infatti chiedere - a dar credito al Sun di Rupert Murdoch - d'avere accesso alle carte su cui è scritto quanto il presidente-magnate ha incassato (e pagato di tasse) negli ultimi anni, nell'ambito della causa miliardaria per diffamazione da lui intentata l'anno scorso.

La richiesta di risarcimento monstre annunciata di Trump fa riferimento al montaggio artefatto di un discorso tenuto nel 2021 a Capitol Hill dall'attuale inquilino della Casa Bianca. Montaggio per il quale la “Beeb” ha chiesto scusa a suo tempo, facendo fra l'altro cadere la testa dell'allora direttore generale Tim Davie, ma che giura essere stato «un errore» in buona fede. E che The Donald bolla invece come una manipolazione deliberata, compiuta dal programma di approfondimento che lo mandò in onda nel 2024 per cercare d'intralciare la sua campagna verso la rielezione alla presidenza all'epoca in corso. L'azione legale, depositata mesi fa dagli avvocati del presidente dinanzi a un tribunale della Florida, dovrebbe entrare nel vivo nel febbraio 2027, con l'inizio del processo civile.

Nel frattempo, stando al Sun, gli avvocati dell'emittente hanno predisposto una sorta di strategia asimmetrica, destinata a includere una verifica sulla situazione patrimoniale del querelante. Trump risulta aver in effetti aver motivato la sua denuncia evocando «un danno diretto ai propri interessi». «Il querelante ha fatto della sua situazione finanziaria un elemento del processo nel momento in cui ha depositato la causa», affermano fonti del team legale della Bbc, tratteggiando un'istanza a vasto raggio di 'visura' sull'impero immobiliare e mediatico del presidente: comprese le attività di società con sedi fra Bali, Ungheria, Vietnam, Irlanda e Regno Unito, oltre che negli Stati Uniti.

Se la difesa dell'azienda britannica dovesse ottenere davvero accesso a qualcosa del genere, avrebbe in mano l'opportunità di gettare una luce senza precedenti sulle ricchezze del tycoon: rispetto al cui accumularsi gli appelli alla trasparenza di avversari politici e media d'oltre oceano sono sempre cadute sostanzialmente nel vuoto. Spetterà ora a un giudice americano decidere sulla ricevibilità dell'istanza e su quali documenti potranno essere eventualmente esaminati dagli avvocati della Bbc.

Mentre i legali di Trump hanno già lasciato intendere di essere decisi ad alzare un intenso fuoco di sbarramento, liquidando l'iniziativa come un'indebita "caccia" a informazioni sensibili sul presidente. La battaglia giudiziaria è d'altronde ancora ai preliminari, su uno sfondo che intanto vede l'emittente di Stato del Regno - modello ultracentenario di servizio pubblico e d'informazione in occidente - nel pieno di una svolta epocale. Con l'ingresso ufficiale da questa settimana nella stanza dei bottoni, in veste di primo direttore generale estraneo a esperienze nel mondo del giornalismo o dei media tradizionali, di Matt Brittin: executive 57enne proveniente dai vertici europei del colosso americano dell'hi-tech Google.

Un profilo del tutto nuovo - dopo l'uscita di scena anticipata di Davie legata allo scontro con Trump - incaricato di rilanciare e modernizzare la gloriosa 'Zietta', a partire dalle sfide del digitale. Ma anche di gestire un pesante piano di tagli già delineato negli ultimi mesi, con l'annunciato esubero di almeno 2000 dipendenti e una riduzione dei costi aziendali del 10% nei prossimi anni: mezzo miliardo di sterline in meno, sperando di non doverne sborsare molte di più nelle tasche di The Donald.

(Unioneonline)

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