Il medico legale Pia Benedetta De Luca, che ha effettuato le autopsie sui corpi di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte dopo essersi sentite male in casa a Pietracatella (Campobasso) dopo Natale, ha chiesto un mese di proroga per ultimare il suo lavoro. Al momento, dunque, la consegna della relazione con gli esiti delle autopsie slitta a fine aprile.

Il termine concesso di 90 giorni è scaduto due giorni fa (gli esami autoptici erano stati effettuati all'ospedale Cardarelli di Campobasso il 31 dicembre 2025). Stando a quanto si apprende lo slittamento è dovuto al fatto che non sono ancora arrivati i risultati delle analisi effettuate da diversi laboratori sui campioni prelevati.  Sulle due morti è in corso un'inchiesta della Procura di Larino (Campobasso) che ipotizza l'omicidio premeditato: nel sangue delle due donne sono state trovate, dal Centro antiveleni di Pavia, tracce di ricina, un potente veleno.

Un altro elemento importante: nel sangue del marito sopravvissuto, che dopo la morte della figlia e della moglie fu ricoverato allo Spallanzani di Roma sempre per sospetta intossicazione, in un primo momento non sarebbe stata trovata nessuna traccia di ricina. Almeno secondo l’alert vocale inviato dal Centro di Pavia presso la Fondazione Maugeri interpellato dalla Mobile di Campobasso: per questo è stato chiesto che i campioni vengano riesaminati.

Intanto sono in corso nuovi interrogatori e un nuovo sopralluogo nella casa dove le due donne sarebbero state avvelenate. La Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, che segue il caso dall'inizio, è al lavoro per capire chi abbia potuto procurarsi la ricina e in che modo sia poi riuscito ad avvelenare le due donne, probabilmente proprio nella casa di famiglia a Pietracatella, causandone la morte. Con ogni probabilità saranno di nuovo sentiti anche Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, e sua figlia Alice di 19 anni. Nell'abitazione invece gli specialisti della Scientifica andranno a cercare tracce dello stesso veleno individuato dal Centro specializzato di Pavia nel sangue di Sara e Antonella.

Si continua a scavare nella vita di parenti e conoscenti delle vittime alla ricerca di possibili moventi o indizi e si indaga anche in rete, e in particolare sul dark web, la parte sommersa dove avvengono attività illegali. La pianta dalla quale proviene il veleno si troverebbe anche in Basso Molise e gli agenti hanno anche fatto informalmente verifiche in alcuni negozi della regione. La ricina, che è molto citata in diverse serie tv, soprattutto americane, come Breaking Bad, e in passato, negli anni Settanta, fu utilizzata anche dal Kgb per assassinare un giornalista bulgaro.

Dai semi della pianta si estrae anche olio, utilizzato soprattutto dall'industria cosmetica. Alcuni prodotti sono facilmente reperibili - i semi della pianta sono in vendita anche sui portali più popolari di commercio online - ma solo dopo un particolare e complicato trattamento, si può arrivare ad ottenere la tossina micidiale, i cui effetti diventano letali anche in dosi minime. Sul fronte giudiziario intanto si è appreso che c'è un solo fascicolo di indagine sul caso di Pietracatella ed è alla procura di Larino per duplice omicidio premeditato.

Il fascicolo più vecchio sulla vicenda, quello che ipotizza l'omicidio colposo e nel quale sono indagati 5 medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, nei giorni scorsi è stato trasferito alla procura frentana che gestisce dunque ora la vicenda con unico fascicolo. Il passaggio di competenza è anche dovuto al fatto che il reato più grave di quelli ipotizzati è avvenuto a Pietracatella, luogo del possibile avvelenamento, ed è anche avvenuto prima rispetto all'ipotesi di omicidio colposo: le donne si sono sentite male nelle ore precedenti il Natale, i decessi sono invece avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre.

Proprio sul fronte dei medici indagati, i legali ora puntano a far definitivamente tramontare le accuse nei confronti dei loro assistiti. «Si tratta di un qualcosa che è avvenuto prima dell'arrivo in ospedale e forse neanche combattibile in Pronto soccorso - ha osservato uno dei legali, Domenico Fiorda, a proposito dell'ipotesi avvelenamento -. Quindi, sicuramente i medici non hanno responsabilità tanto più che, come abbiamo sempre detto, loro hanno osservato il protocollo per quelli che erano i sintomi con i quali le due donne si erano presentate al Cardarelli». «Quella tipologia di avvelenamento - aggiunge Fabio Albino, anche lui legale di uno dei medici indagati - non si poteva scoprire in quella fase, quindi ci aspettiamo una archiviazione».

(Unioneonline)

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