Violenza sessuale sul figlio piccoloCondannati a trent'anni i genitori
Anche il giudice non ha fatto nessuno sconto e ha disposto la condanna a 30 anni di reclusione, come richiesto dal pubblico ministero, per la coppia del centro del Marghine colpevole di abusi sessuali nei confronti del proprio figlioletto di cinque anni.«Chiedo trent'anni perché di più non posso», aveva affermato il pm Paolo De Falco a fine giugno nel Tribunale di Oristano, chiedendo al giudice una pena pari a quella prevista per l'omicidio.
LA STORIA Una squallida vicenda emersa casualmente grazie ad alcune lettere che una donna di 53 anni e il marito di 34 scambiavano in carcere con altri detenuti. I due, infatti, erano finiti in cella nel 2006 per un'altra violenza sessuale. In quel caso gli abusi erano stati ai danni dei due bambini che la donna aveva avuto in un precedente matrimonio. Ma la spirale di atteggiamenti squallidi e violenti non si erano fermati: sarebbero stati riservati anche al loro figlioletto, quando aveva appena cinque anni. Questo è il quadro emerso dalle lettere che venivano spedite in carcere tra detenuti. Pagine fitte, con i ricordi di quei terribili momenti vissuti nella casa del Marghine diventata un incubo per un piccolo bambino. Frasi sospette che avevano incuriosito gli agenti di polizia penitenziaria e alla fine è venuta fuori l'incredibile vicenda di violenza. Un dramma che si fa ancora più pesante: gli orchi non sono persone estranee, ma la mamma e il papà.
L'INCHIESTA Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Paolo De Falco, erano scattate proprio a partire dall'esame delle lettere inviate dalla donna a un altro detenuto. Da quegli scritti sembrava che negli abusi sessuali fossero coinvolte anche altre persone che però non sarebbero state ancora identificate. Marito e moglie si erano difesi parlando di fantasie scritte sull'onda dell'immaginazione ma gli inquirenti sono andati a fondo. E dopo una serie di accertamenti, il pubblico ministero chiese la custodia cautelare per i due coniugi, notificata in carcere alla coppia. Secondo l'accusa gli episodi di violenza sessuale sul figlio sarebbero stati ripetuti nel tempo.
LA VITTIMA - Il bambino è stato strappato da quel mondo di sofferenza e dato in affidamento a un'altra famiglia. È seguito dall'avvocato Anna Maria Giannola in veste di curatrice, mentre il legale Eloise Barria è parte civile. Durante il processo, il bambino è stato sottoposto a confronti con psicologi e periti nominati d'ufficio per accertare le sue capacità di rendere testimonianza e ricordare quei terribili momenti.