Truncu Reale, i pannelli solari sfrattano gli artigiani
Il caso alle porte di Sassari: impianti eolici e fotovoltaici soffocano le aree produttive. L’assalto delle multinazionali non si ferma: «La speculazione ostacola lo sviluppo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La Regione è senza scudo normativo e le multinazionali preparano l’assalto all’Isola. Al Tar, intanto, si moltiplicano le sentenze che, richiamando l’incostituzionalità della legge regionale sulle aree idonee, soprattutto nel raffronto con la legge 5 appena approvata dal Parlamento, di fatto riavvia decine di progetti che erano stati bloccati anche in zone dove si trovano monumenti storici o archeologici.
L’invasione
Nel frattempo c’è chi si interroga sul futuro di aree sulla carta produttuve come Truncu Reale, nel Sassarese. Doveva ospitare attività artigianali, invece è nato un parco fotovoltaico di cinquanta ettari, con un investimento stimato quattrocento milioni di euro, su terreni del Consorzio dell’area industriale, espropriati diversi anni fa con fondi pubblici per costruire capannoni e creare posti di lavoro, ma oggi concessi per uno dei più grandi impianti fotovoltaici a terra, a poche centinaia di metri dalla borgata di Ottava, in località Pian di Sorres. E da qualche anno si parla di ulteriori cessioni di aree a privati e di un investimento ancora più esteso, per non dire speculativo.
Le iniziative
C’è infatti un progetto che prevede altri otto impianti fotovoltaici e agrivoltaici per una potenza complessiva di 61,15 megawatt. E nell’area in prossimità del Rio Mannu di Porto Torres e del Rio Ertas, si ipotizza anche la realizzazione di un impianto eolico di potenza complessiva pari a 64 megawatt. Il piano include sette aerogeneratori di potenza nominale pari a 7.200 kilowatt ciascuno, situati in prossimità di un aerogeneratore già autorizzato e realizzato in precedenza. L’impianto eolico sarà integrato da un sistema di accumulo a batterie, il cosiddetto Bess. Lo segnala l’ex consigliere regionale Tore Piana, oggi presidente del Centro studi agricoli. Che domanda alle autorità regionali e non solo: «Quale sarà la sorte dell’area industriale di Truncu Reale?».
Interrogativi
Gli insediamenti produttivi sono molto pochi rispetto a quelli che si pensava potessero essere. «La funzione industriale è svuotata, mentre si consolida una trasformazione silenziosa: da area per il lavoro a piattaforma per rendite energetiche», prosegue Piana. «Qui non si contesta la transizione ecologica. Si contesta il metodo e la destinazione. È moralmente lecito fare profitti su terreni espropriati ai cittadini per uno scopo preciso, l’industrializzazione, e riconvertirli oggi senza un serio bilancio pubblico su occupazione, ricadute locali, compensazioni territoriali e tutela delle comunità vicine?». Il presidente del Centro studi agricoli precisa: «Non siamo contro le rinnovabili, ma contro l’uso distorto del bene pubblico. Terreni espropriati per creare lavoro non possono diventare strumenti di speculazione, mentre l’area industriale muore e le comunità restano senza prospettive».
L’affondo
In conclusione, l’affondo dell’ex consigliere regionale è chiaro e va senza troppi giri al nodo della questione: «Se il futuro di Truncu Reale è l’energia, lo si dica chiaramente e lo si decida in modo democratico, con regole stringenti», è la chiosa di Piana. «Priorità agli insediamenti produttivi, ricadute occupazionali vere, canoni e compensazioni per i territori, distanze di sicurezza dalle borgate, trasparenza totale sugli atti. Altrimenti non è transizione ecologica. È trasformazione di suolo pubblico in rendita privata, a spese di un’area industriale nata per dare lavoro e oggi lasciata senza una visione. Perché un parco fotovoltaico di queste dimensioni a Truncu Reale pone di sicuro un interrogativo: è sviluppo o speculazione?».
Lorenzo Piras
