Una vita tra tesori nascosti, scavi e grandi scoperte: a Carbonia la prima del film su Antonio Zara
Il film di Antonio Sanna, dedicato al celebre archeologo autodidatta sardo, debutta al Cineteatro di piazza RomaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il racconto di una vita dedicata ai tesori nascosti della Sardegna: debutta, con una proiezione in anteprima, “Antonio Zara – L’uomo che amava scavare”, film documentario di Antonio Sanna prodotto da ArKaosfilm in collaborazione con Società Umanitaria Carbonia e Associazione Amici della Miniera. L’appuntamento è per giovedì 12 febbraio, al Cineteatro centrale di piazza Roma, a Carbonia, con ingresso gratuito a partire dalle 18.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessora regionale alla Cultura Ilaria Portas e del sindaco Pietro Morittu, interverranno il regista del film Antonio Sanna, il direttore regionale dei CSC della Società Umanitaria in Sardegna Paolo Serra, Piero Agus, presidente dell’associazione Amici della Miniera e i familiari del compianto Antonio Zara. Il film, della durata di 49 minuti, alterna tra immagini in bianco e nero e a colori, materiali d’archivio e riprese contemporanee per raccontare la vita e le scoperte di Antonio Zara, figura fondamentale – e a lungo rimasta ai margini dei riflettori – dell’archeologia sarda.
Nato a Gairo e cresciuto a Carbonia, Zara scopre giovanissimo la passione per l’archeologia grazie ai racconti degli anziani e all’esplorazione dei nuraghi e delle grotte del territorio. A 14 anni compie il suo primo ritrovamento nel Monte Crobu, consegnando poi i reperti alla Soprintendenza. L’incontro con l’ispettore Vittorio Pispisa segna l’inizio di un apprendistato sul campo che lo porterà, nel 1962, a soli 16 anni, alla scoperta del Tofet di Monte Sirai, sito chiave per lo studio della civiltà fenicio-punica in Sardegna.
Da quel momento Zara parteciperà a decine di campagne di scavo, in qualità di assistente tecnico della Soprintendenza, sviluppando una straordinaria capacità di “leggere” il paesaggio e individuare siti archeologici di grande importanza. Tra le campagne più importanti cui partecipò Zara ricordiamo il lavoro di scavo e ripristino del Pozzo Sacro di Santa Cristina e quella che portò al ritrovamento del celebre bronzetto del cosiddetto “Sardus Pater” a Fluminimaggiore (oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari).
Il documentario, scritto e diretto da Antonio Sanna, che firma anche fotografia, editing e riprese con drone insieme a Renzo Gualà, nasce da un’idea di Sergio Zara e si avvale delle musiche originali di Mauro Usai per il pianoforte di Omar Bandinu; e delle voci narranti di Maria Giovanna Ganga e Gianni Cossu, con un testo introduttivo di Enea Bagiella e brani tratti dai libri di Antonio Zara Io c’ero – I racconti dell’assistente e I racconti del pozzo.
Il film intreccia testimonianze di studiosi, amici e familiari – tra cui Piero Bartoloni, Giorgio Secci, Angelo Saba e Giovanna Pietra – con fotografie originali di Antonio Zara, Ugo Virdis, Piero Bartoloni e Peter Paul Mackey, restituendo un ritratto intimo e corale di un uomo mosso da curiosità, ostinazione e amore per la terra. La proiezione sarà un’occasione per riscoprire non solo la figura di Antonio Zara, ma anche un pezzo fondamentale della storia archeologica e culturale del Sulcis Iglesiente. L’iniziativa è realizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e dei Comuni di Carbonia e Paulilatino, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, il Sistema Museale di Carbonia, Archeotour Paulilatino e il Parco e Museo Genna Maria di Villanovaforru.
(Unioneonline)
