La lunga fila di auto che, ieri, si è creata nello spazio all'aperto allestito a Iglesias per i tamponi Covid, crea incertezza sui dati diffusi dalle fonti ufficiali. Il sindaco, Mauro Usai, ancora oggi parla di 37 persone individuate quali contatti degli ultimi 2 pazienti risultati positivi. "Il dato definitivo non mi è stato comunicato", assicura. Ma ufficiosamente si ipotizzano addirittura centinaia di test già eseguiti, di cui una settantina riguarderebbero residenti a Iglesias.

Tra voci, illazioni e persino atteggiamenti da caccia alle streghe (sicuramente deplorevoli) che hanno portato anche la Polizia di Stato a monitorare attentamente i social, un fatto appare evidente: le comunicazioni sugli ultimi casi di coronavirus hanno avuto modalità differenti rispetto ai precedenti. Del primo (a marzo) si era saputo che si trattava di un medico che aveva soggiornato in Lombardia e in altri centri della "zona rossa"; del secondo (il mese scorso) che era rientrato da una vacanza in Spagna; sul primo di questa settimana è stato detto che non si è spostato da Iglesias, mentre sui due casi di giovedì (contatti del paziente precedente) le informazioni hanno subito un improvviso stop. Nessuna conferma, né smentita, neppure sul fatto che si tratterebbe di persone rientrate dalla Costa Smeralda. Forse servirebbe più chiarezza.
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