Due ore e mezzo di faccia a faccia, con i Comitati anti-speculazione energetica che hanno imputato alla Giunta una sfilza di responsabilità. Dal 6,2 gigawatt di potenza installabile «imposta da Roma e accettata senza obiezioni» alle «mani libere lasciate ai grandi progettisti dell'eolico che possono ampliare gli impianti esistenti con una semplice richiesta». È finita che l'assessore all'Urbanistica, Francesco Spanedda, ha provato a contenere polemiche e malumori aprendo alla legge di iniziativa popolare: «Sia complementare al nostro lavoro. Le posizioni dei Comitati e quelle della Giunta presentano alcuni elementi di convergenza, come la tutela del paesaggio e del territorio e l'attenzione al consumo di suolo».

Dunque, i sostenitori di Pratobello 24, gli oppositori alla nuova servitù energetica e la Regione si sono seduti ieri allo stesso tavolo per la prima volta.

Al momento, di concreto, non c'è nulla sull'eventualità di una lotta comune. E Spanedda stesso non l'ha nascosto: «La politica è chiamata a svolgere una funzione diversa rispetto ai Comitati». Tradotto: sulle rinnovabili, con l'eolico in testa, non ci sarà l'apertura di alcuna «vertenza con lo Stato», come suggerito dai sostenitori di Pratobello 24.

La Giunta tiene, dunque, la barra dritta sulla legge per le aree idonee, seguendo le indicazioni del decreto Pichetto Fratin firmato a giugno. Quello che «trasformerà la Sardegna in una terra da distruggere».

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