Sequestro Pinna, in Appelloassoluzione per Barranca
Natalino Barranca assolto "per non aver commesso il fatto", conferma della condanna a 30 anni per Salvatore Atzas. È questa la sentenza emessa dalla corte d'Appello di Sassari al processo per il sequestro dell'allevatore di Bonorva Titti Pinna, prelevato nella sua azienda il 19 settembre del 2006 e tornato in libertà il 28 maggio del 2007.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Rispetto alle due condanne inflitte dal tribunale il 27 aprile del 2009, oggi i giudici hanno dunque confermato 30 anni di reclusione per Salvatore Atzas, 64 anni, allevatore di Sedilo (Oristano), mentre hanno assolto per non aver commesso il fatto Natalino Barranca, 71 anni, servo pastore di Atzas, accogliendo la richiesta del procuratore generale Claudio Lo Curto. Barranca in primo grado era stato condannato a 17 anni. La sentenza d'appello è stata emessa dopo un'ora e mezzo di camera di consiglio. I due imputati erano presenti in aula.
I giudici hanno accolto integralmente le richieste del procuratore generale Claudio Lo Curto, confermando la condanna a 30 anni di carcere per Salvatore Atzas. Anche l'allevatore di Sedilo, di 64 anni, è rimasto impassibile durante la lettura del dispositivo, guardato a vista dagli agenti della scorta. Prima di essere ammanettato e riaccompagnato in carcere, Atzas ha potuto salutare velocemente alcuni parenti che avevano assistito all'udienza. Mentre abbracciava i suoi cari in lacrime, a pochi metri da lui il suo ex servo pastore Natalino Barranca stava riassaporando, dopo tre anni e otto mesi di carcere, il gusto della libertà. Barranca secondo i giudici, che hanno sposato la tesi del Pg, non poteva sapere che dentro l'ovile di Su Padru, dove lavorava da circa un mese, era tenuto in ostaggio Titti Pinna. Nessuna prova che lo inchiodasse era stata effettivamente trovata dai Ris all'interno del covo-prigione costruito con balle di fieno da dove Titti Pinna fuggì il 28 maggio 2007. "Barraca è una brava persona, è l'unico pastore che conosco in Sardegna - aveva detto il suo difensore durante l'arringa - che non ha il coraggio di ammazzare gli agnelli, si è sempre rifiutato. Atzas lo pagava 400 euro al mese, ma a lui erano sembrati troppi per un mese di lavoro e ne aveva restituito 50". Inutile invece il tentativo dei difensori di Salvatore Atzas, gli avvocati Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti, di far ottenere al loro assistito uno sconto di pena. "Atzas - avevano argomentato prima della sentenza - non ha partecipato al prelievo di Giovanni Battista Pinna, lo ha tenuto solo nell'ultimo periodo degli otto mesi di prigionia per fare un favore a qualcuno di cui non può rivelare il nome e alla fine ha aiutato l'ostaggio a fuggire". Una tesi che appare molto vicina alla verità. Quella che verrà scritta al termine dell'inchiesta bis della Dda di Cagliari sul gruppo di prelievo e sui basisti del sequestro, ma che per ora non è servita ad evitare a Salvatore Atzas la conferma della condanna a 30 anni di carcere.