Soft skills e umanizzazione delle cure: progetto pilota all'Aou di Sassari
Coinvolte Stroke Unit e Oncologia medicaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si chiamano "soft skills" e sono le cosiddette competenze morbide, non direttamente legate alla conoscenza medica o chirurgica, ma piuttosto alla sfera relazionale, come l'empatia, l'ascolto attivo, il problem solving, la gestione dello stress, il lavoro di squadra e la leadership. Sono fondamentali per superare la logica della valutazione come semplice adempimento burocratico e trasformarla in uno strumento di crescita, consapevolezza professionale e miglioramento dell’assistenza. È questo l’obiettivo del progetto sperimentale avviato dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari che coinvolgerà, per i prossimi 12 mesi, gli operatori della Stroke Unit, diretta da Alessandra Sanna, e dell’Oncologia medica dell’ospedale, diretta da Alessio Cogoni.
«La medicina moderna – ha dichiarato Alberto Mura, direttore amministrativo dell’Aou di Sassari – è diventata sempre più tecnica e specialistica. Per questo oggi è necessario riportare ancora di più al centro la persona e valorizzare quelle competenze relazionali che incidono direttamente sulla qualità percepita dell’assistenza».
Luisa Baule, responsabile amministrativa del progetto e funzionaria della Struttura complessa Controllo di gestione dell’Aou di Sassari, ha spiegato: «L’obiettivo è superare una visione meccanica della valutazione della performance. Non vogliamo che resti soltanto il rispetto di una direttiva o un procedimento formale svolto una volta all’anno, ma che diventi un processo migliorativo, utile a comunicare, confrontarsi e crescere insieme».
L’Aou di Sassari è tra le prime realtà sanitarie in Italia ad avviare un percorso strutturato di questo tipo all’interno di reparti ospedalieri. Il progetto, infatti, è stato avviato anche al Policlinico Gemelli, in particolare nell’ambito della cardiochirurgia.
Gianni Cicogna, presidente della società incaricata di seguire il progetto, ha illustrato il valore innovativo del percorso e il suo impatto sul benessere organizzativo e sulla qualità dell’assistenza: «Non stiamo parlando di giudicare le persone ma di aiutarle a conoscersi meglio. Tutti siamo portatori di talenti e di caratteristiche distintive. L’obiettivo è valorizzare queste competenze, metterle al servizio dei colleghi e dei pazienti e migliorare il lavoro di squadra».
