Sassari, Centro Studi Agricoli: «Suicidio idrico assistito nel bacino del Cuga»
Lo spreco dell’acqua riversata in mare: chiesto un incontro con l’assessore regionale all’agricoltura Agus e quello ai Lavori Pubblici Antonio PiuPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Suicidio idrico assistito dalla burocrazia». È la denuncia del Centro Studi Agricoli di Sassari sullo stato degli invasi nel capoluogo turritano. Il presidente Tore Piana, e il vicepresidente, Stefano Ruggiu, hanno visitato il Cuga con la prima tappa a Molafà.
«Noi oggi – affermano - ci ritroviamo a valle del depuratore comunale di Sassari a Caniga, che produce 15 milioni di litri di acqua all'anno, che possono essere interamente utilizzati nel comparto e che invece per nove mesi all'anno vengono riversati in mare».
Per Piana si tratta di uno spreco. «La Regione quest'anno - riferisce - proprio a causa della siccità, ha già stanziato circa 8 milioni di euro, per gli indennizzi a causa dei danni per mancate irrigazioni, quindi veramente non riusciamo a capire come mai la Regione non autorizzi di poter invasare questa importante risorsa».
Il bacino del Cuga, polmone idrico del nord-ovest, poco più avanti, versa in condizioni critiche, secondo Ruggiu. «Al 20 Gennaio - dichiara quest’ultimo, oltre che vicepresidente del CSA anche agricoltore di orti nella Nurra - siamo al 26% di capienza».
Sembrerebbe quindi che le piogge non abbiano contribuito a togliere l’emergenza. «In queste condizioni, con 15 milioni di metri cubi all'anno di acqua che sversa a mare attraverso il Rio Mannu il comune di Sassari, se anziché poter utilizzare solo tre mesi, avessimo accumulato 12 mesi nel bacino del Cuga, anziché al 26%, forse a quest'ora sarebbero stati al 40/50% di percentuale di riempimento della capienza massima del lago».
Tore Piana contesta poi che a qualcuno, a suo parere, sarebbe concesso versare nel Cuga puntando il dito verso un ruscello che alimenta il lago, individuato come «acqua che sta affluendo dagli scarichi del depuratore di Putifigari».
«Se è vietato buttare, riempire, invasare i reflui di Sassari - argomenta il presidente del Centro - lo dovrebbe essere anche per quelli di Putifigari. O al contrario, se quelli di Putifigari sono consentiti, anche quelli di Sassari».
L’agricoltura della Nurra, nell’anno appena trascorso, è andata allo sfascio per la mancanza di acqua irrigua e, accusano i due, «sono stati promessi 8 milioni di indennizzi che nessuno ha ancora visto». Il Csa chiede quindi un incontro con l’assessore regionale all’agricoltura, Francesco Agus, e con quello ai Lavori Pubblici, Antonio Piu.
L’istanza del Centro, presentata ai due esponenti della giunta Todde, sarà quella, concludono, «di autorizzare l’invaso nel bacino del Cuga dei reflui di Sassari al pari di quelli di Putifigari. In questo modo si garantirebbe la disponibilità idrica irrigua anche nel caso di annate di siccità e si eviterebbero blocchi produttivi nella Nurra e le casse della regione risparmierebbero oltre 10 milioni di euro l'anno, per indennizzare gli agricoltori tutti gli anni che si dovesse presentare la siccità».
