Nuove regole su trasparenza salariale e mercato del lavoro
Partecipato incontro nella sede sassarese della Confindustria Centro Nord SardegnaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L'obiettivo (raggiunto) era quello di offrire alle aziende del territorio una lettura operativa del nuovo scenario normativo delineato dal D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, che recepisce la Direttiva Europea 2023/970, e dal D.L. 1° Maggio, n. 62/2026. Le nuove regole ridefiniscono i modelli organizzativi pubblici e privati, incidendo sia sulla fase di pre-assunzione sia sulla gestione ordinaria dei rapporti di lavoro.
Positivo il riscontro del convegno che si è tenuto a Villa Mimosa, sede di Confindustria Centro Nord Sardegna. L'evento è stato organizzato da Confindustria CNS in sinergia con Adecco Italia.
In apertura, il presidente di Confindustria Centro Nord Sardegna, Achille Carlini, ha sottolineato come le nuove disposizioni sulla trasparenza salariale non rappresentino soltanto un adempimento burocratico, ma una vera e propria svolta culturale per il tessuto imprenditoriale. Carlini ha evidenziato che «il legislatore ha posto al centro il concetto di salario giusto, ancorandolo fermamente alla contrattazione collettiva per difendere il valore dei CCNL e contrastare il dumping salariale, inteso come concorrenza sleale. La nostra Associazione ha il dovere di accompagnare le imprese in questa transizione per trasformare gli obblighi in opportunità per valorizzare il merito e attrarre i migliori talenti». All'incontro ha preso parte anche Rita Lai, direttrice di filiale Adecco, che si è detta orgogliosa della grande partecipazione delle aziende a un appuntamento incentrato su un argomento così cruciale e vissuto con forte interesse dal territorio.
Sul piano pratico, i nuovi obblighi informativi sul Trattamento Economico Complessivo cambiano radicalmente le regole della selezione dei dipendenti. I datori di lavoro sono infatti tenuti a indicare la fascia retributiva iniziale o la RAL (Retribuzione Annua Lorda) direttamente nei bandi o negli annunci di lavoro, mentre viene vietato tassativamente di chiedere ai candidati l'ultimo stipendio percepito nelle precedenti esperienze, scardinando una prassi consolidata per garantire trattamenti basati esclusivamente sul valore della posizione.
Il professor Arturo Maresca, docente ordinario emerito di Diritto del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, ha evidenziato la portata storica della riforma sul salario giusto, ricordando che se fino al 30 aprile 2026 i giudici si limitavano a garantire i minimi tabellari, dal 1° maggio la retribuzione minima coincide con il Trattamento Economico Complessivo estratto direttamente dai CCNL leader censiti dal CNEL. Questa mossa affida alle parti sociali più rappresentative il monopolio della definizione salariale, impedendo alle aziende di fare concorrenza al ribasso sulle retribuzioni.
