«È bastato trasferirsi in Veneto perché ciò che ad Alghero sembrava un’utopia diventasse normalità quotidiana».

Il post sui social di una mamma algherese riaccende il dibattito sulla carenza di servizi per le persone con disabilità e sul peso che ricade sulle famiglie e sui caregiver. La donna racconta la nuova quotidianità della figlia Monica: il pulmino alle 8.15, poi fino alle 16.15 attività, amici, educatori, Oss e volontari. Una realtà raggiunta dopo la decisione di lasciare la Sardegna.

«Dopo la scuola, 16 anni da caregiver h24 sono stati davvero tanti per me», scrive, spiegando che il rischio di burnout aveva reso necessario trovare una soluzione. E critica un sistema che, nonostante la legge 162, lascia alle famiglie il compito di organizzare una serie di servizi frammentati. La testimonianza ha alimentato il confronto politico. Giovanna Caria, consigliera dei Riformatori Sardi, torna a chiedere l'apertura di un centro diurno ad Alghero.

«Quella testimonianza ci ribadisce che la necessità è urgente», scrive ricordando l’ordine del giorno presentato nel marzo 2025 per una struttura a Villa Maria Pia. Caria chiama ora in causa l’assessorato ai Servizi sociali e chiede chiarimenti sul progetto annunciato dall’Amministrazione in via Tarragona. «A che punto è concretamente? Quali passaggi sono stati compiuti e quali sono i tempi per l’attivazione del servizio?», domanda Caria.

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