Un caso di rabbia confermato su un cane a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, mette in allarme i veterinari, anche in Sardegna. L’animale deceduto nei giorni scorsi sarebbe stato fatto arrivare illegalmente in Italia e dopo il decesso sono partite le procedure previste dai protocolli sanitari. 

La questione potrebbe riguardare anche altre regioni d’Italia. A Sassari il presidente dell’ordine provinciale dei medici veterinari, Andrea Sarria, oggi ha firmato una lettera indirizzata a tutti gli iscritti nella quale parla di «gravissimi eventi» che richiamano «l’attenzione sulla necessità di mantenere ai massimi livelli la sorveglianza epidemiologica e la tutela della salute pubblica».

«Il centro di referenza nazionale per la rabbia – scrive - ha confermato la positività per il genere Lyssavirus in un cane residente nel comune di Vittorio Veneto (Treviso). L’indagine diagnostica e il sequenziamento genomico, eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, hanno evidenziato un’elevata correlazione genetica con i ceppi virali circolanti in Marocco. Area geografica in cui la patologia risulta endemica. Da quanto appurato dalle autorità competenti – prosegue -, l’animale è stato introdotto sul territorio nazionale violando le vigenti disposizioni dell’Unione Europea».

A seguito del decesso dell’animale è stato disposto «l’isolamento coatto per 6 mesi degli animali esposti, l’avvio della profilassi vaccinale per il personale sanitario e i civili venuti a contatto con l’infetto, nonché l’obbligo di vaccinazione antirabbica per l’intera popolazione felina e canina del comune interessato. Si segnala, inoltre, un ulteriore caso sospetto relativo a un felino introdotto con modalità analoghe».

Da qui, con l’obiettivo di isolare subito eventuali altri casi, l’invito ai veterinari per «verificare rigorosamente la regolarità dei documenti e dei passaporti pet per gli animali di provenienza estera e approfondire l’anamnesi sui viaggi recenti dell’animale qualora si riscontrino sintomatologie neurologiche o comportamenti atipici». 

Ma svolgere anche «un’azione di costante sensibilizzazione dell’utenza circa i rischi sanitari e penali derivanti dall’introduzione illecita di animali da territori extra europei e segnalare con assoluta tempestività ai servizi veterinari competenti ogni caso sospetto o palese irregolarità documentale».

(Unioneonline/An.De)

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