Non solo l’ipotesi di un razionamento del carburante, la crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe ripercuotersi anche sui prezzi dei voli in continuità territoriale verso la Sardegna.

Lo ha detto in un’intervista questa mattina a Rtl 102.5 il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, le compagnie gli avrebbero già chiesto di aumentare le tariffe.

Il prezzo del jet fuel, il carburante per aerei, è più che raddoppiato nelle ultime settimane, passando da circa 85-90 dollari a punte tra 150 e 200 dollari al barile, trascinato dalla crisi in Medio Oriente e dalla guerra in Iran.

Il settore, infatti, è in larga parte dipendente dalle tratte mediorientali. E gli aeroporti europei già nei giorni scorsi hanno lanciato l’allarme tra prezzi in vertiginosa crescita e scorte che si stanno sempre più assottigliando con la prospettiva di grossi disagi per le prossime vacanze.  

Un segnale forte quello lanciato da Aci Europe, associazione degli aeroporti europei: «Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà entro le prossime tre settimane, saremo alla prese con una carenza sistemica di carburante per aerei».

È solo un lato della medaglia, l’altro è rappresentato dai costi: «Le compagnie mi chiedono di aumentare i prezzi dei biglietti per i cittadini, anche quelli in continuità territoriale per la Sardegna, la Sicilia, la Calabria. Io sono riuscito a tenere tutto fermo per il momento, ma è chiaro che se il conflitto e il caro cherosene andassero avanti per altre settimane sarebbe complicato tenere tutto fermo».

Quello del trasporto aereo, ha aggiunto il vicepremier, «è il vero problema contingente, anche perché l’Italia dal turismo ha decine di miliardi di euro di incassi, non vorrei ci fossero problemi in estate».

(Unioneonline/L)

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