Rinnovabili, i costi degli impianti nella bolletta dei sardi
Pale eoliche e distese fotovoltaiche graveranno sui conti delle famiglie. Gli attivisti: «Un regalo alle multinazionali, ci opporremo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le bollette da energia rinnovabile rischiano di mettere in crisi le famiglie sarde (e non solo). Un decreto legislativo stabilisce che sia erogato un aiuto alle multinazionali per la producibilità, a prescindere dall’immissione in rete e dal consumo. Gli attivisti contro l’assalto all’Isola tuonano: «L’articolo 6 del decreto legislativo 5, in vigore dal 4 febbraio, stabilisce che venga erogato un contributo assistenziale, perché di assistenza si tratta, a vantaggio delle multinazionali, non più in base ai megawatt ma alla producibilità di un progetto eolico e fotovoltaico». In sintesi, sarà tutto a carico delle nostre bollette. I parlamentari sardi: «Interverremo».
La protesta. «Abbiamo progetti per 48mila megawatt: se davvero gli incentivi vanno assegnati non sulla produzione ma sulla producibilità, significa che le multinazionali non solo si spartiranno i 60 miliardi del Pnrr, ma avranno anche i soldi delle nostre bollette», dice Davide Fadda, portavoce del presidio del Popolo sardo. «Cioè, ogni volta che un impianto eolico e fotovoltaico viene allacciato al Gse (Gestore dei servizi energetici) noi cominciamo a pagare gli incentivi, che quindi saranno sulle spalle dei cittadini». La bolletta elettrica diventerà la prima voce di spesa delle famiglie: le bollette saranno negli oneri di sistema, del tutto slacciate dai consumi.
A Roma. Sul fronte parlamentare, per la maggioranza di centrodestra parla Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera: «Esamineremo con attenzione questa pratica: le bollette non possono gravare più di quanto gravano ora sulla vita dei sardi». Francesca Ghirra, deputata dei Progressisti, all’opposizione del Governo, è più severa: «Su tutta la partita energetica il Governo si dimostra molto vago, per non dire contraddittorio», osserva la parlamentare cagliaritana. «Il decreto numero 6 scarica soprattutto sulle comunità gli oneri di sistema, con un piano di incentivi e un modello che rischia di essere clonato nel disegno di legge delega in corso di redazione sul nucleare e che faremo di tutto per contrastare».
