Se il profilo genetico maschile, un pelo, trovato nella busta che conteneva gli stivaletti di Manuela Murgia non è riconducibile all’ex fidanzato, Enrico Astero, oggi 54enne, indagato con l’accusa di omicidio volontario della giovane, allora di chi è? Una risposta a questa domanda, nel mistero che da trent’anni avvolge la morte della sedicenne avvenuta nel canyon della necropoli di Tuvixeddu il 5 febbraio 1995, potrebbe arrivare dalla richiesta di ulteriori comparazioni genetiche estese alle persone che hanno avuto contatti con la ragazza negli ultimi giorni della sua vita.

«Una richiesta», evidenzia l’avvocato Bachisio Mele che assiste i familiari della giovane insieme alle legali Giulia Lai e Maria Filomena Marras, «che potremmo avanzare in occasione della discussione degli esiti della perizia il 29 gennaio, nell’udienza di incidente probatorio». Ma dalle 278 pagine del documento dei Ris di Cagliari emerge anche un altro particolare: la rottura della cinta sarebbe compatibile con una compressione de corpo della ragazza e non sarebbe stata tagliata o rotta.

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