Si è conclusa ufficialmente oggi, domenica 25 ottobre, con la deposizione del cranio di Sant’Amatore, la 405ª edizione della festa dedicata al vescovo e martire, uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità di Gesico. Un rito che va oltre la dimensione religiosa e custodisce una storia secolare, nella quale fede, tradizione popolare e memoria si intrecciano.

Al centro della devozione c’è sa Conca de Sant’Amadu, il cranio del Santo, conservato dal 1752 in una teca d’argento ed esposto durante i giorni della festa. Una reliquia che rappresenta il cuore del culto e che, secondo la tradizione, è legata al ritrovamento del capo del vescovo, circondato da rose fresche. Un’immagine suggestiva, tramandata nei secoli anche attraverso i goccius, i canti religiosi in lingua sarda dedicati a Sant’Amatore. «Incontrendi sa conca santa, coronada de friscas rosas»: il ritrovamento del cranio, avvolto dal profumo dei fiori, ricorre nei versi più antichi come in quelli più recenti.

Le rose, simbolo di sacralità e rinascita, accompagnano così il racconto di una scoperta che la devozione popolare interpreta come un segno divino. «Nei goccius il cranio di Sant’Amatore diventa la pietra angolare su cui poggia la sacralità di Gesico», sottolinea Carlo Carta, presidente della Pro loco.

Il ritrovamento della reliquia, secondo la tradizione, indica infatti il legame speciale tra il Santo e il luogo scelto per la sua venerazione, sul colle campestre che da secoli richiama fedeli e pellegrini. Un patrimonio che sopravvive non soltanto nelle celebrazioni, ma anche nei canti tramandati di generazione in generazione. La figura del Santo martire, la memoria del sacrificio e la fiducia nella sua protezione si fondono in una devozione che ha attraversato i secoli, diventando parte dell’identità collettiva del paese.

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