Memoria collettiva e ricerca scientifica. Su questi due pilastri si fonda il progetto “Il Giardino dei Saperi” avviato dal Comune di Serdiana in collaborazione con il dipartimento di “Scienze della Vita e dell’Ambiente” dell’Università di Cagliari.

Un’iniziativa finanziata dalla Regione con 160mila euro che consentirà di documentare e catalogare le specie botaniche presenti nel territorio e l’uso che in passato veniva fatto in cucina o per la cura delle malattie. Il progetto è stato presentato ufficialmente nella Casa Museo di Serdiana: «Il nostro obiettivo è documentare con metodo scientifico un patrimonio di conoscenze che appartiene alla comunità – ha detto Andrea Maxia, docente di Botanica Farmaceutica ed Economica e coordinatore del progetto – le informazioni sugli usi tradizionali delle piante rappresentano una risorsa culturale e scientifica di grande valore. Se correttamente raccolte e archiviate, possono diventare uno strumento concreto di valorizzazione del territorio».

Ne sono convinti anche gli amministratori: «I nostri nonni usavano le erbe spontanee in cucina e per curarsi – ha detto il sindaco Maurizio Cuccu – circa il 90% è commestibile. Un patrimonio immenso che vogliamo conservare e consegnare alle generazioni future». A giocare un ruolo fondamentale per l’avvio del progetto la particolarità del territorio di Serdiana: «Qui da noi c’è una grande varietà ambientale – ha detto l’assessore all’Ambiente Paolo Mura – abbiamo la zona dello stagno, un bacino di acqua salata, unico in tutto il Mediterraneo dove crescono specie molto particolari, erbe officinali e a uso alimentare, ma anche piante che venivano utilizzate per la vita comune del territorio, ad esempio le canne per fare i cestini e così tante altre tipologie di piante. Un grande patrimonio che può dare un impulso allo sviluppo del territorio».

Compito dei ricercatori sarà incrociare i dati della tradizione orale con le risultanze scientifiche. «La ricerca etnobotanica consente di trasformare conoscenze trasmesse oralmente in dati scientificamente validati e documentati secondo protocolli riconosciuti a livello internazionale – sottolinea il professor Maxia – questo passaggio è fondamentale non solo per evitare la perdita di informazioni preziose, ma anche per garantire la tutela del patrimonio bioculturale delle comunità locali e favorire un utilizzo consapevole di queste conoscenze nei processi di valorizzazione territoriale, educativa e ambientale». A seguire il progetto coordinato dal professor Maxia, ci saranno Cinzia Sanna, docente di Botanica Farmaceutica e Botanica Alimentare, Roberta Lai, curatrice dell’Erbario di Cagliari, Emma Cocco, ricercatrice in Biologia Farmaceutica e i ricercatori Federica Frau, Gianluca Cireddu, Maria Margherita Cucca e Valentina Masala che saranno impegnati nelle attività di indagine sul campo e sistematizzazione dei dati etnobotanici.

Un’iniziativa che sfrutterà un contesto favorevole grazie anche alla recente approvazione della legge regionale sulla biodiversità. «Ringrazio Serdiana e l’Università – dice il primo firmatario della legge Michele Ciusa, consigliere regionale di M5S - la Sardegna è l'ultima regione a trattare questo tema. Sembra un argomento banale invece è fondamentale , l'ambiente che ci circonda è la nostra vita. Nella nostra terrà c’è un patrimonio ambientale che può diventare risorsa e creare un’economia ecosostenibile».

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