Una nuova denuncia del Campo largo a più di un mese dal trasferimento di 90 detenuti in regime di 41 bis nel carcere di Uta. «Qui sono già arrivati i più pericolosi boss delle organizzazioni criminali italiane che non hanno nulla a che fare con la Sardegna e rischiano di condizionare il nostro sistema sociale ed economico in modo irreversibile», ha dichiarato il senatore del Pd Marco Meloni subito dopo un sopralluogo nell’istituto a cui hanno partecipato anche la responsabile Giustizia del partito, Debora Serracchiani e la deputata Francesca Ghirra (Pd-Progressisti).

«La situazione all’interno è molto grave - ha spiegato Meloni - è un carcere che ha quasi il 40% dei detenuti in più, manca la polizia penitenziaria, manca la struttura sanitaria e la pressione dei 41bis arrivati a settembre complica la situazione». Il pericolo di infiltrazioni criminali è molto alto, ha aggiunto, «crediamo che tutta la politica sarda debba fare appello al Governo e al Parlamento perché questa tendenza sia interrotta».

Serracchiani ha sottolineato che il carcere di Uta non ha solo i boss al 41 bis ma anche il regime dell’Alta sicurezza: «C’è quindi un tema di sicurezza, dell'istituto in sé ma anche di quello che c’è fuori e della fragilità del territorio». E ha parlato di «una scelta scellerata del ministro Nordio e della presidente Meloni. Tutta la politica sarda deve dire no a quello che sta accadendo e alla scelta dissennata fatta». La deputata denuncia in particolare gli aspetti sanitari: «La sanità penitenziaria è un tema nazionale, non puoi portare 90 persone al 41 bis senza fornire alla Sardegna il personale medico, le risorse per pagarlo e anche i servizi necessari».

Ghirra ha ricordato che oggi Uta ospita 848 detenuti, 200 in più di quelli che potrebbe contenere, con una carenza di organico di 120 unità. Non solo, «la presenza dei 41 bis incide dal punto di vista sanitario: dovrebbero esserci dieci medici e ce ne sono due. La situazione è grave: quando i detenuti sono trasferiti all’ospedale Santissima Trinità i piantonamenti comportano uno sguarnimento della polizia penitenziaria in carcere».

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