Il croissant francese incontra la Sardegna e i dolci delle nonne, al sapore di saba, mandorle, ricotta e profumi d’arancia. È una scommessa tutta sarda quella di Nicola Cara, 36 anni, pasticcere di Senorbì, che ha deciso di portare la tradizione dell’Isola dentro uno dei simboli più apprezzati (e consumati) della pasticceria internazionale. Il risultato si chiama CroisSard, un marchio registrato nato quasi per caso e trasformato in un progetto destinato a uscire dai confini regionali.

L’idea arriva in laboratorio, durante una prova. La richiesta di un cliente era quella di reinterpretare alcuni dolci della tradizione sarda, quelli delle feste e dei ricordi familiari. E così nasce l’intuizione: prendere la tecnica francese e riempirla con i sapori che raccontano la Sardegna.

«Tutti noi abbiamo un dolce sardo legato a un momento dell’infanzia o alle persone care che ci preparavano questi dolci. Il mio è il pane saba, che mi ricorda mia nonna e mi riporta indietro nel tempo», spiega Nicola Cara. «L’obiettivo del dolce che ho creato, registrando successivamente il marchio per evitare che mi venisse copiato e magari portato via, è trasmettere queste stesse emozioni attraverso ogni assaggio». 

La prima linea CroisSard si presenta con quattro diverse interpretazioni. C’è quella ispirata al pane saba (dedicata alla nonna di Nicola), con frutta secca, noci, saba e una nota d’arancia. C’è la pardula, omaggio a uno dei dolci più riconoscibili dell’Isola. Poi la seadas, probabilmente la sfida tecnica più delicata, per trovare il giusto equilibrio tra ingredienti e sfogliatura. Infine l’amaretto, dove mandorla e limone diventano protagonisti.

Non è soltanto un esercizio di stile, ma il tentativo di parlare della Sardegna attraverso un linguaggio dal gusto prelibato capace di farsi capire anche lontano dalla nostra terra.

La sfoglia dorata e croccante del croissant diventa così una sorta di ponte tra passato e futuro, tra la pasticceria francese e i sapori custoditi nelle cucine sarde.

Il progetto è stato presentato ufficialmente a Senorbì nei giorni scorsi, immediatamente dopo è partita la produzione su più larga scala. E Nicola Cara guarda già oltre. «Vorrei che questo prodotto venisse capito e apprezzato da tutti, non solo in Sardegna». Una sfida gustosamente ambiziosa: trasformare i sapori dell’infanzia isolana in un dolce contemporaneo, capace di viaggiare senza perdere le proprie radici.

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