Il "sollecito" del direttore generale della Sanità, Thomas Schael, alle Aziende della salute è arrivato forte e chiaro: ci sono grandi ospedali (hub) che stanno rifiutando il ricovero di persone inviate da strutture periferiche (spoke), «ma l'assenza di posti letto disponibili nella disciplina specialistica non può costituire motivo di rifiuto dell'accettazione di un paziente critico né in condizioni di tempo dipendenza».

La situazione è complicata, in diversi presìdi c'è il sold out, e i medici replicano: non possiamo continuare a mettere la gente negli anditi. «Al Brotzu non abbiamo mai rifiutato un paziente perché non volevamo curarlo. Il problema è un altro: dove dovremmo ricoverarlo? Ogni giorno lavoriamo con reparti saturi e con malati costretti ad attendere un posto letto nei corridoi dell'ospedale. Pensare di risolvere questa situazione con un richiamo alle Aziende significa non affrontare la realtà, e non voler trovare soluzioni».

Sullo sfondo arrivano le bacchettate dalla Corte dei Conti sulle liste d'attesa, con la Sardegna che fa registrare ancora il tasso più alto di rinuncia alle cure tra le regioni italiane. Siamo ben al 17%. All'origine del problema ci sono cause strutturali: «La carenza di medici e personale infermieristico, il blocco del turn over, le fughe del personale pubblico verso il settore privato, le inefficienze organizzative». E in particolare «la mancanza di una rete di assistenza territoriale».

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