La Sardegna è rimasta senza difese. Con la bocciatura della legge sulle aree idonee da parte della Consulta, con la conversione in legge del decreto energia, il livello di protezione contro l’assalto degli speculatori delle rinnovabili è pari a zero. Serve un argine regionale. Lo chiedono i comitati, in qualche modo lavora in questo senso la Giunta che potrebbe impugnare il decreto, mentre in Consiglio regionale è ridiventata attuale la commissione speciale sull’energia prevista in un ordine del giorno votato all’unanimità mesi fa ma mai insediata. Lo stesso odg aveva previsto l’istituzione della commissione speciale per la statutaria, questa sì, pienamente operativa. A dimostrazione che il tema delle rinnovabili è delicatissimo.

Quando nascerà, il parlamentino speciale sull’energia non potrà non occuparsi della Pratobello 24, la proposta di iniziativa popolare (211mila sottoscrizioni) che da mesi è chiusa nei cassetti delle commissioni Ambiente e Agricoltura del Consiglio. «Non accetterò che questo tema venga insabbiato», ha dichiarato anche ieri il consigliere del Misto, Alessandro Sorgia, che ha trasmesso una pec ai presidenti della quarta e della quinta per chiedere la convocazione urgente delle commissioni. La Pratobello è forte del richiamo dell’articolo 3 dello Statuto sardo che attribuisce alla Sardegna potestà legislativa in materia di edilizia e urbanistica. Uno scudo che dovrebbe tutelare la legge da eventuali impugnazioni.

Oggi, intanto, i comitati tornano in piazza. Dalle 10.30 in viale Trento, fronte palazzo della regione, è in programma un sit-in del Presidio permanente del Popolo sardo. Tra le richieste, quella di impugnazione della nuova legge nazionale sulle aree idonee e la discussione urgente in aula della Pratobello 24 per dotare l’Isola dello scudo urbanistico che non c’è.

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