Un viaggio nella Oristano che non c’è più: sala gremita all’Hospitalis per l’iniziativa dell’Istar
Un viaggio nella città intramuraria e nella sua trasformazione dal periodo giudicale al dominio aragonese e spagnoloPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le antiche strade, le mura, le chiese e i palazzi. Ma anche il fossato alimentato dalle acque del Tirso e soprattutto il porto, punto di collegamento tra Oristano e il Mediterraneo. Sono stati i luoghi al centro della conferenza “Oristano com’era. La città e il suo porto tra Medioevo ed Età Moderna”, organizzata dall’Istar all’Hospitalis Sancti Antoni.
Un viaggio nella città intramuraria e nella sua trasformazione dal periodo giudicale al dominio aragonese e spagnolo, costruito attraverso documenti e testimonianze di epoche diverse. Maria Grazia Rosaria Mele, ricercatrice dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, ha messo insieme accordi, concessioni, testamenti, registri patrimoniali, epigrafi, cartografie storiche, fotografie e tracce materiali per ricostruire la geografia urbana di Oristano.
Il racconto è passato da sa ruga Maista a sa ruga de sos Cavalleris, dai palazzi alle chiese e ai conventi, fino alle domos solaiadas, gli edifici a più piani costruiti in pietra oppure in mattoni e calce. Spazio anche alle vicende degli ambasciatori francesi di Luigi I d’Angiò, arrivati in città attraverso Ponti Mannu, al borgo dei Figoli e alla Torre di Port’a Ponti.
Un capitolo a parte è stato dedicato al sistema difensivo e idraulico e al porto, elemento centrale per leggere i rapporti della città con il Mediterraneo.
A chiudere il percorso, la musica di Gavino Murgia, con improvvisazioni ispirate ai temi dei codici liturgici arborensi. L’incontro, seguito da un pubblico numeroso, rientra nelle iniziative con cui l’ISTAR porta la ricerca storica fuori dagli archivi per condividerla con la cittadinanza.
