“Mare agitato” nell'Area marina protetta del Sinis: pochi soldi dal Ministero
Personale ridotto all’osso e pescatori che non riescono a lavorare a casa loroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Personale ridotto all’osso, pescatori che non riescono a lavorare a casa loro e risorse che diminuiscono di anno in anno.
Sono solo alcune delle problematiche che il direttore dell’Area marina protetta del Sinis, Massimo Marras, dovrà affrontare anche nel 2026.
È di due giorni fa la determina con la quale sono stati accertati 137 mila euro per avviare l’attività dell’Ente per l'anno appena iniziato.
Per conoscere l'importo totale che il Ministero dell'Ambiente finanzierà per il parco marino di Cabras, invece, bisognerà attendere ancora. Difficile, quindi, per gli uffici di Corso Italia programmare gli interventi.
Massimo Marras: «La cifra che abbiamo a disposizione, quella che quindi è stata accertata, è quella che il Ministero ci permette di utilizzare inizialmente. Poi, entro marzo, in una piattaforma specifica, abbiamo l’obbligo di inserire diversi dati che permetteranno di stilare una graduatoria. Si tratta sia di dati immutabili, come la superficie dell’area, sia di dati che riguardano, ad esempio, il numero delle autorizzazioni di pesca e dei dipendenti. Poi vengono analizzati i progetti andati in porto e le risorse utilizzate. Una volta analizzati tutti questi parametri, verrà stanziato il secondo finanziamento. Cifra che non conosceremo prima di luglio, purtroppo».
Ma si sa già che l'importo totale sarà ancora meno dello scorso anno. Il totale messo a disposizione delle Aree marine, in tutto ora 30, più 2 parchi sommersi, per un totale di 231.000 ettari di mare e circa 711 km di costa, è sempre lo stesso, mentre i parchi, sono aumentati. Marras: «Se lo scorso anno abbiamo avuto poco più di trecentomila euro, questa volta sarà di meno. E non è un bene, viste le tante esigenze dell'Area, una delle più vaste in Italia. Le risorse servono per la manutenzione degli edifici, per il pagamento delle bollette, per il carburante, per la manutenzione continua dei mezzi e delle passerelle presenti lungo la costa. Poi ci sono le convenzioni con vari enti, come l’università e il Cnr di Oristano, che si occupa del monitoraggio della fauna marina».
Un altro problema che l’Area marina non riesce a risolvere è il numero esiguo di personale in servizio. Negli uffici ci sono il direttore, un tecnico assunto a tempo indeterminato e un collaboratore esterno.
«Purtroppo non possiamo procedere con nessuna assunzione - dice Marras - è una restrizione: gli stipendi arrivano infatti dal bilancio comunale. Una regola che non va bene». Per quanto riguarda invece i pescatori che vorrebbero pescare i ricci Marras è chiaro: «Ci piacerebbe intervenire con degli indennizzi, ma ancora non siamo riusciti. Come sarebbe giusto intervenire con dei ristori per i pescatori costretti a lavorare sempre nelle stesse aree, dove la resa diventa sempre meno».
