Fame di lavoro o ricerca della stabilità attraverso il posto pubblico? È la domanda che ci si pone dopo l'esplosione di candidature al concorso indetto dall'amministrazione provinciale per tre posti a tempo indeterminato da operaio manutentore tecnico–giardiniere, il tradizionale cantoniere stradale. Le domande arrivate sono 370, un numero che fotografa con crudezza la situazione occupazionale del territorio, come se tre piccoli paesi avranno deciso in blocco di partecipazione.

Il concorso, previsto dal piano triennale dei fabbisogni del personale 2025‑2027 della Provincia di Oristano, ha richiesto nei giorni scorsi una rettifica tecnica. Un candidato era stato inserito due volte nell'elenco degli ammessi e un altro, pur in regola, non compariva. Con la determinazione del 30 dicembre 2025, il dirigente Mariano Meloni ha approvato l'elenco corretto, pubblicato poi sul portale InPA e nella sezione Amministrazione Trasparente.

Il segretario provinciale della Cisl Alessandro Perdisci, non si sorprende dal numero elevato dei concorrenti. «Era prevedibile che questo potesse accadere – afferma - in una provincia come la nostra, affamata di lavoro e dove ogni sbocco occupazionale può essere visto in maniera importante». Il sindacalista sottolinea come il 50% degli occupati nell'oristanese ha un contratto a tempo determinato e la «possibilità di trasformare questo rapporto in un posto fisso sia un'occasione per molte persone, non solo per quanti il ​​lavoro non lo possiedono ma anche per chi lo ha a tempo».

Tesi condivisa anche da Sandro Fronteddu, responsabile della Cgil Funzione pubblica: «Numeri così elevati sono la risultanza – sottolinea - del bisogno di lavoro esistente soprattutto nelle categorie con qualifiche più basse, dove tante persone cercano di migliorare la propria posizione. Fenomeno che invece - osserva Fronteddu - si verifica di meno nelle categorie più elevate dove gli enti locali hanno più difficoltà a reperire personale».

Dietro i numeri, però, ci anche le storie. Un partecipante, che preferisce restare amonimo, racconta così le sue motivazioni. «Ho 42 anni, ho fatto mille lavori precari. Qui non si cerca il posto fisso per comodità, ma per sopravvivere. Un contratto stabile oggi vale più di qualsiasi promessa. E poi il lavoro del cantoniere è un lavoro vero, utile, concreto. Non è un ripiego ma dignità».

La figura del cantoniere, infatti, ha una sua lunga tradizione nel territorio. Fino a quando le Province erano strutture operative e non enti svuotati, la rete viaria era affidata a centinaia di cantonieri. Erano loro a garantire manutenzione, sicurezza, pulizia delle strade, interventi immediati in caso di frane, allagamenti o incidenti. Un modello che oggi sopravvive solo in parte, con organici ridotti all'osso, in quanto gli stessi servizi sono stati affidati all'esterno.  

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